Stare a dieta è una questione di aritmetica: ridurre le calorie in ingresso e aumentarne il consumo con il movimento. Nella realtà le cose sono molto più complesse soprattutto perché il cibo non contiene solo energia. Lo ha sottolineato l’esperto di obesità Randy Seeley, dell’Università di Cincinnati in Ohio, sulle pagine del New Scientist , spiegando che gli alimenti sono pieni di molecole che possono modificare il nostro metabolismo, favorendo od ostacolando l’accumulo di grassi.

In ognuno di noi c’è un complesso sistema metabolico che consente all’organismo di decidere di volta in volta se immagazzinare grassi o meno: le molecole presenti nei cibi possono perturbare il sistema stimolando o sopprimendo l’appetito, aumentando o riducendo l’accumulo.

Negli Anni 90, ad esempio, si sono identificati nuovi recettori sul nucleo delle cellule del nostro corpo che possono essere attivati dagli acidi grassi e giocano un ruolo essenziale nel bilancio energetico. Sono i recettori PPAR e interagiscono con diverse molecole coinvolte nel metabolismo dei grassi. Il recettore PPAR-gamma, in particolare, si trova sulle cellule adipose e quando vi si legano gli acidi grassi induce l’accumulo di adipe e il blocco di una molecola che lo fa bruciare. Morale, mangiare cibi grassi non solo regala troppe calorie, ma modifica il metabolismo favorendo l’obesità, cambiando la gestione del grasso nell’organismo.

I recettori PPAR sono tuttavia solo i più noti “bersagli del cibo”: nel 2010 è stato scoperto un recettore di superficie delle cellule adipose, il GPR120, che ha un enorme effetto sul metabolismo: se funziona poco, cresce il peso e si riduce la capacità di controllare gli zuccheri nel sangue. Ebbene, di recente si è visto che questo recettore viene attivato dagli acidi grassi Omega-3, noti per essere benefici per la nostra salute. Oggi diverse aziende hanno avviato progetti di studio per produrre farmaci in grado di attivare il GPR 120, anche perché il 3% della popolazione ne possiede una variante mutata che accresce del 60% il rischio di obesità.

Insomma, non dobbiamo fissarci solo sulle calorie se vogliamo che l’alimentazione ci aiuti a stare in forma. In futuro forse le diete potranno essere diverse in base a come ciascuno di noi risponde alle sostanze simil-ormonali contenute nei vari cibi.

Bibliografia: www.corriere.it 


 

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