Le chiazze scompaiono in 12 settimane, prurito dolore e desquamazione diminuiscono e gli effetti positivi della terapia si sono mantenuti per tutto l’anno in cui i pazienti sono stati tenuti sotto osservazione. È questa, in sostanza, la conclusione a cui sono giunti due diversi studi pubblicati da poco sul New England Journal of Medicine che hanno valutato l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità di un nuovo farmaco contro la psoriasi.

La psoriasi è una malattia cronica autoimmune caratterizzata dalla presenza di lesioni cutanee spesse ed estese, chiamate placche, spesso causa di prurito, desquamazione e dolore. A questa sintomatologia si associa spesso un significativo deterioramento della qualità di vita sia da un punto di vista fisico che psicologico. Fino alla metà dei pazienti è insoddisfatto delle attuali terapie per la psoriasi, inclusi i farmaci biologici già approvati. Ad essere stato ora testato con successo, in sperimentazioni di fase III, quelle precedenti la richiesta d’immissione sul commercio, è un anticorpo monoclonale interamente umano che si lega selettivamente all’interleuchina-17°, una proteina chiave coinvolta nello sviluppo della psoriasi, e la neutralizza. Secukinumab, questo il nome del nuovo medicinale, è stato collaudato in due diversi studi che hanno coinvolto rispettivamente 738 pazienti e 1.306 pazienti con psoriasi a placche da moderata a severa. Ai partecipanti sono stati somministrati per via sottocutanea due diversi dosaggi della cura (300 o 150 milligrammi) per 12 settimane, a cui è seguita una terapia di mantenimento fino alla 52esima settimana.

Il nuovo medicinale è risultato ben tollerato, con eventi avversi costituiti in prevalenza da infezioni, fra lievi e moderate, delle alte vie respiratorie. Ed è ora in attesa di ricevere il via libera delle autorità regolatorie per l’autorizzazione all’immissione in commercio. Oltre la metà dei pazienti trattati con secukinumab (300 mg) ha raggiunto una risoluzione completa o quasi completa delle manifestazioni cutanee entro la 12esima settimana e la risposta ha continuato a migliorare, con oltre il 70% di pazienti con una cute esente o quasi esente da lesioni entro la 16esima settimana.

Bibliografia: www.corriere.it


 

Un commento

  1. Mario Senatore says:

    Dovremmo essere più grati agli scienziati ed a chi si fa loro portavoce.
    Mario

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