L’indisponibilità di alcune categorie di medicinali in farmacia è un fenomeno che non si blocca. Nonostante la circolare del Ministero della Salute del giugno scorso abbia introdotto un sistema di responsabilità e di controlli ben precisi e più stringenti, le farmacie registrano ancora la scomparsa di farmaci antitumorali, antidepressivi, per il trattamento del morbo di Parkinson e dell’ipertensione, nonché di antiepilettici, broncodilatatori, anticoagulanti e di preparati anti-colesterolo. Tutti gli attori della filiera del farmaco sono impegnati a trovare una soluzione al problema, ma non è così semplice. Da una parte, infatti, Federfarma, Farmindustria e la stessa Agenzia Italiana del Farmaco individuano nel “mercato parallelo” dei medicinali all’interno della UE, e dunque nella catena della distribuzione, la causa principale delle carenze. Dall’altra, i grossisti della distribuzione puntano il dito sulle aziende produttrici che, a loro dire limiterebbero i quantitativi a monte.

Il commercio parallelo di medicinali, occorre ricordarlo, è consentito da leggi europee che si ispirano al principio della libera circolazione delle merci. In cosa consiste? Grossisti e farmacisti autorizzati comprano medicinali destinati al mercato italiano, che mediamente costano il 30% in meno rispetto al resto d’Europa, perché è il Servizio Sanitario Nazionale a negoziare il prezzo con l’industria farmaceutica. Poi rivendono i medicinali su mercati dove i prezzi di vendita sono superiori, come in Germania, nel Regno Unito o nei Paesi Scandinavi, e quindi guadagnano sulla differenza.

Secondo AIFA, per altro, l’indisponibilità di farmaci si verifica in alcune regioni più che in altre. Le stesse regioni (Campania in primis), dove sono concentrate gran parte delle 360 farmacie che a detta dell’Associazione distributori farmaceutici sfruttano le licenze non per fare attività di distribuzione ma solamente per l’export parallelo.

In generale, produttori, distributori e farmacie invocano un ripensamento delle regole: sarebbe sufficiente che le Regioni dessero le autorizzazioni soltanto ai veri grossisti e non a chi vuole solo esportare, una cosa facile da controllare. Ma, chissà perché, non lo fanno.

Dott. Alberto Di Muria


Farmacia 3.0 – Rubrica a cura del dott. Alberto Di Muria


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