Caro Ministro, caro Roberto, ti scrivo da lucano, da tuo concittadino. Non c’entrano i partiti, ma la politica, quella sì. Ti scrivo perchè credimi quello che sta accadendo merita responsabilità, ma non complice silenzio. Non so proprio a cosa serva lanciare oggi uno spot elettorale che sa di propaganda stantia, peraltro mal riuscita, controproducente e persino allarmistica nella confusione imperante generata da un messaggio nebuloso”.

Così esordisce il vice presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Mario Polese, in una lettera inviata al Ministro della salute, Roberto Speranza e continua: “Uno o due ospedali ‘modulari’; per il covid, no per il ‘futuro’; per i malati di altre regioni, no per i lucani; a Policoro, no ma anche a Potenza; forse semplicemente per dare forza mediatica ad un assessore regionale in evidente difficoltà e per consegnare una qualche revenge mediatica a chi è stato bocciato nel gioco delle preferenze dagli elettori lucani”.

Ho appena finito di ascoltare al Tgr Rai delle 14.00 – continua – le parole del commissario Arcuri: ‘Non è un dono che viene fatto ai lucani, ma un surplus di sacrificio’. Si dica la verità allora. Non lo comprendo io, ma soprattutto non lo capiscono i lucani che sono spaventati da tanta approssimazione e disinformazione e che consentimelo, si sentono anche un po’ presi in giro, trattati come gli indiani d’America dai conquistadores europei. Ma noi caro Roberto, non siamo più, e forse non siamo mai stati, una provincia del basso impero, ma siamo fieri della nostra pacatezza, orgogliosi della nostra dignità. ‘È fatto giorno, siamo entrati in giuoco anche noi, con i panni e le scarpe e le facce che avevamo’”.

E proprio perché ti conosco – scrive Polese – non posso pensare che quello che sta accadendo sia opera del tuo ingegno e della tua proverbiale temperanza. Non è da te prestare il fianco a chi vede in questa improvvida estemporaneità il tentativo strumentale e peraltro maldestro di appuntarsi una medaglia in una terra che probabilmente ne uscirà meno peggio di altre, più per meriti della sua orogenesi e per la responsabilità dei suoi abitanti che non per l’insipienza dei suoi governanti. In Basilicata ancora oggi mentre ti scrivo i medici lucani soffrono, perchè a un mese e mezzo dall’inizio dell’emergenza continuano a essere sforniti di dispositivi di sicurezza. In Basilicata, nella tua terra, da giorni mancano i reagenti per analizzare i tamponi diagnostici. A Villa d’Agri non si riesce a riaprire un ospedale che va a singhiozzi da settimane. A Tricarico, molti giorni dopo un focolaio in una uno dei principali poli riabilitativi della regione ancora non si procede alla sanificazione”.

E conclude:“Con rispetto per le vittime e le loro famiglie, per coloro che soffrono e lottano continuerò a mantenere una linea di condotta rispettosa di tutti, calibrata su proposte possibili, senza alimentare polemica alcuna. Non è ancora questo il momento dei giudizi ma è evidente che alla fine dell’emergenza ci sarà da tirare tristi somme, assumersi responsabilità nazionali e regionali, indicare la via del Rinascimento”.

– Chiara Di Miele –

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