Un curriculum ineccepibile e tanta voglia di mettersi continuamente alla prova. Sono queste le caratteristiche vincenti di Antonio Barone, giovane danzatore professionista, che ha vissuto a Sala Consilina fino alla maturità e da cui poi è partito per calcare i palcoscenici più importanti d’Italia. Tuccio Rigano, Raffaele Paganini, Luciano Cannito, Franco Zeffirelli tra i grandi con cui ha lavorato negli ultimi anni; l’esperienza nelle compagnie “L’arena di Verona” e la ““Vancouver city dance Theater”; poi “Romeo e Giulietta, Ama e cambia il mondo”, il musical prodotto da David Zard e diretto da Giuliano Peparini; ora nuovi progetti come coreografo e ballerino. Tutto questo a soli 25 anni.

“Confesso di aver bruciato anche delle tappe, per questa ragione a volte i colleghi mi prendono in giro dicendomi che il mio curriculum è pari a quello di un quarantenne…”

D. – Tra i tanti professionisti internazionali che hai incontrato nel tuo percorso, chi ti ha insegnato di più o a chi sei particolarmente legato?

R. – “Ognuno mi ha lasciato qualcosa d’importante e mi ha insegnato qualcosa. Sicuramente a livello affettivo porto nel cuore due grandi maestri che hanno creduto in me e continuano a farlo e con i quali è nato anche un bellissimo rapporto di amicizia, Tuccio Rigano e Raffaele Paganini”

D. – In “Romeo e Giulietta” hai interpretato Paride…

R.Sono stato in scena a Roma dal 17 novembre fino a qualche settimana fa, tutte le sere. Ora c’è un cambio cast per alcuni di noi. Intanto sto collaborando ad un nuovo grande progetto di cui però non dico nulla per scaramanzia. Posso solo dire che è candidato ad essere un kolossal teatrale!”

D. – Un progetto che ti vede coinvolto come coreografo o ballerino?

R. – “Come coreografo e regista, per la realizzazione di un video che vede partecipi 10 danzatori bravissimi. Una bellissima esperienza che mi da l’opportunità di raccontare e dire qualcosa di mio sotto ogni aspetto: dalla scelta degli interpreti, alle musiche, ai costumi, alla coreografia. C’è poi un altro grande progetto che invece mi vede interprete e quindi danzatore”.

D. – Quali sono le emozioni che ti accompagnano in ogni esibizione?

R. – “È molto difficile descrivere a parole ciò che si prova dietro le quinte nell’istante che precede il tuo ingresso in scena. Ogni volta è come fosse la prima: la stessa emozione e la stessa adrenalina! Ciò che accade sul palco è pura magia, il mondo fuori si annulla ma si aprono mille nuovi mondi ogni volta; è una realtà parallela quella che si vive, straordinaria e intensa”.

D. – Il talento basta per farsi strada?

R. – “Assolutamente no. Il talento è come un seme di un frutto che se non coltivato rimarrà per sempre un seme. Ci vuole studio, determinazione, tanta fede e quel pizzico di follia che non guasta. Ah dimenticavo, elemento non trascurabile è la fortuna! È inutile negarlo…”

D. – È stato faticoso iniziare a danzare nel Vallo di Diano?

R. – “Devo dire… Molto complicato! Mi riferisco ai pregiudizi della gente e al bigottismo che esiste su determinati ambienti come il mio, ma mai ho soffocato la mia vocazione”.

– Gianpaolo D’Elia –


 

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