
Due detenuti tunisini sono evasi oggi dalla Casa circondariale di Potenza, scavalcando i tetti della struttura e riuscendo a superare il muro di cinta. I due sono stati successivamente rintracciati e arrestati grazie alla massiccia mobilitazione della Polizia Penitenziaria, della Polizia di Stato e dei Carabinieri.
A ricostruire l’accaduto è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) che evidenzia come i due detenuti siano riusciti a sfruttare una criticità strutturale dell’istituto, arrampicandosi e raggiungendo i tetti per poi guadagnare l’esterno. Il primo è stato bloccato circa un’ora dopo l’evasione, mentre il secondo è stato rintracciato intorno alle 16, al termine di una capillare attività di ricerca.
Il SAPPE sottolinea, in particolare, la straordinaria mobilitazione del personale di Polizia Penitenziaria: quasi cinquanta agenti sono accorsi spontaneamente anche da casa, interrompendo il Ferragosto e lasciando le proprie famiglie per partecipare alle ricerche dei fuggitivi, anche utilizzando autovetture private. Determinante è stata inoltre la collaborazione delle altre Forze di polizia.
“Quello di Potenza è un episodio gravissimo ma non può essere trasformato in un processo al personale di Polizia Penitenziaria – sottolinea Donato Capece, segretario generale del SAPPE – Gli agenti hanno dimostrato ancora una volta professionalità, senso del dovere e spirito di sacrificio, mobilitandosi in massa anche nel giorno di Ferragosto per assicurare alla giustizia entrambi gli evasi. La vera questione è un’altra: come è possibile che una struttura penitenziaria presenti punti di vulnerabilità tali da consentire a due detenuti di raggiungere i tetti e superare il muro di cinta? Da anni denunciamo che la sicurezza delle carceri italiane non può essere affidata soltanto al coraggio e alla professionalità degli agenti. Servono strutture sicure, adeguatamente progettate e manutenzionate, sistemi tecnologici di controllo e soprattutto organici adeguati. A Potenza, ancora una volta, la carenza di personale pesa anche sulla possibilità di garantire una sorveglianza efficace delle aree detentive. È una situazione che il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non possono più ignorare”.
Sulla vicenda interviene anche Saverio Brienza, segretario nazionale del SAPPE per la Basilicata, che rivolge un plauso “a tutte le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria di Potenza che, anche oggi, hanno dimostrato cosa significhi essere servitori dello Stato. Nel giorno di Ferragosto hanno lasciato le proprie famiglie e sono accorsi in istituto per partecipare alle ricerche dei due evasi. Il fatto che entrambi siano stati rintracciati in poche ore è il risultato della professionalità e della determinazione di questi uomini. Ma non possiamo continuare a contare soltanto sulla capacità di reazione degli agenti. La struttura penitenziaria di Potenza presenta evidenti profili di vulnerabilità che devono essere affrontati immediatamente. Se un detenuto riesce a raggiungere i tetti e da lì a superare il muro di cinta, è evidente che occorre intervenire sul piano strutturale e organizzativo”.
“Chiediamo quindi al Ministero della Giustizia e al DAP un intervento urgente sul carcere di Potenza, con una verifica complessiva dei sistemi di sicurezza, l’eliminazione delle vulnerabilità strutturali e il potenziamento degli organici della Polizia Penitenziaria – conclude Brienza – Non è accettabile che la sicurezza di un istituto e della collettività dipenda dalla disponibilità degli agenti a lasciare la tavola di Ferragosto e correre in servizio. A loro va il nostro ringraziamento, ma alle istituzioni chiediamo risposte concrete e immediate”.


