
Sono stati definiti dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie nuovi criteri per riconoscere i Comuni montani. Si tratta di parametri altimetrici e di pendenza che sono diventati più stringenti andando dunque a declassare fino al 30% dei Comuni montani in Campania.
L’elenco conta 3.715 Comuni montani, dei quali 3.428 confermati e 287 aggiunti in virtù delle nuove classificazioni. Ad essere declassati sono così 637 Comuni, la metà di quelli previsti in prima istanza.
Tra gli altri, in provincia di Salerno hanno subito un declassamento Pollica, Ascea, Maiori, Minori, Capaccio Paestum, Sapri e Sorrento, mentre restano nella lista Ravello, Amalfi, Positano, Alife, Piedimonte Matese, Visciano a cui sono stati aggiunti Mirabella Eclano, Avellino, Grottaminarda, Ercolano e Ottaviano.
A livello nazionale la regione più penalizzata è la Sardegna, dove la nuova normativa ha estromesso dallo status montano ben 110 Comuni. Al secondo posto di questa classifica c’è la Campania, dove la provincia di Salerno ne perde 38, mentre sono più contenuti i numeri nelle province di Caserta (15), Napoli (6) e Benevento (4).
Un primo taglio di 1.218 Comuni ha suscitato un’ondata di proteste e l’annuncio di ricorsi da parte di Asmel, l’Associazione che rappresenta 4800 Comuni in tutta Italia.
L’assessora all’Agricoltura della Regione Campania, Maria Carmela Serluca, è intervenuta nel dibattito sul DPCM attuativo della Legge n. 131 del 12 settembre 2025, che si basa appunto su nuovi parametri altimetrici e di pendenza per la definizione di zone montane.
“Ho espresso una forte preoccupazione verso un impianto normativo che rischia di escludere una parte significativa degli attuali Comuni montani della Regione, fino al 30%, con il rischio concreto di una pari riduzione dei fondi nazionali destinati ai territori campani – ha affermato Serluca -. La montanità non può essere definita esclusivamente da criteri tecnici come altitudine e pendenza, ma deve tenere conto anche di fattori socio-economici quali l’accesso ai servizi, il basso reddito, lo spopolamento e la marginalità”.


