
Marina di Camerota si conferma uno dei siti archeologici e preistorici più importanti d’Europa. Dal 14 settembre al 3 ottobre ospiterà la nuova campagna di scavi archeologici presso le Grotte della Cala e del Poggio.
L’iniziativa vedrà impegnata una squadra di docenti, dottorandi e studenti provenienti dall’Università di Siena (ente guida della direzione scientifica), affiancata dagli atenei di Bologna, Genova, Pisa, dall’Università di Nizza Côte d’Azur e dal CNRS di Nizza. Le attività si svolgono in regime di concessione con il Ministero della Cultura, in stretta collaborazione con la Soprintendenza di Salerno e Avellino e con il sostegno del Comune.
Iniziate negli anni ’60 del secolo scorso ad opera dei professori Arturo Palma di Cesnola e Paolo Gambassini, le indagini nei giacimenti di Camerota continuano a fornire dati straordinari sulla geologia, l’inquadramento cronologico e le variazioni ambientali del basso Cilento durante il Paleolitico. Gli studi testimoniano come il territorio di Camerota abbia rappresentato una vera e propria “area rifugio”, capace di offrire condizioni climatiche ideali per la sopravvivenza di specie animali, vegetali e di gruppi umani (Neandertaliani prima e Sapiens poi) persino durante le fasi glaciali più severe.
A testimonianza dell’eccezionale rilevanza internazionale dei siti di Camerota, la prestigiosa rivista scientifica “Quaternary Science Reviews” ha recentemente pubblicato un nuovo studio dal titolo “Tracing the Epigravettian in southern Italy. Faunal exploitation in layer M of Grotta della Cala (Cilento, Italy)”, firmato dalla ricercatrice Clarissa Dominici insieme al team dell’Università di Siena e del CNRS CEPAM dell’Université Côte d’Azur.
La ricerca analizza i resti faunistici dello strato M della Grotta della Cala, datato tra 20.203 e 15.784 anni fa (fase antica dell’Epigravettiano). È emersa una netta predominanza del cervo rosso, con un’intensa attività di macellazione e rottura delle ossa lunghe per l’estrazione del midollo. La caccia ai giovani esemplari e ai maschi adulti, concentrata nei mesi invernali, conferma che la grotta era abitata principalmente durante la stagione fredda.
Tra 16.000 e 15.000 anni fa la progressiva diminuzione del cervo e l’aumento di cinghiali e caprioli documentano la transizione verso il periodo più caldo e umido di Bølling-Allerød (14.700-12.700 anni fa).
La campagna di scavo si arricchirà di due importanti appuntamenti: un convegno ufficiale durante il quale i ricercatori e i dottorandi presenteranno alla comunità e al mondo scientifico gli ultimi straordinari risultati emersi dalle indagini e i laboratori dedicati agli studenti per avvicinare i giovani al patrimonio archeologico locale.



