“A 15 anni mi sono guardato intorno e di mia iniziativa e nonostante i miei genitori non ne fossero particolarmente felici,  ho fatto una scelta” inizia così il racconto del Capitano di Corvetta della Marina Militare, Rosario Trotta di origini teggianesi, che in età adolescenziale  ha deciso di iscriversi alla scuola navale militare “Francesco Morosini” di Venezia, un liceo tra i più prestigiosi d’Italia che apre alla formazione della Marina Militare.

Il suo percorso non si ferma con gli studi liceali, la passione per i valori di quella divisa  lo portano a compiere un’altra scelta.  A 18 anni decide di partecipare al concorso pubblico di selezione del personale per la Marina Militare, ha voglia di proseguire la sua carriera. Era il 1996 e a quella selezione parteciparono circa 4000 concorrenti per 80 posti. Rosario supera le prove, anche quelle attitudinali e si iscrive all’Università di Pisa e all’Accademia Navale di Livorno.

Oggi può raccontarci da protagonista l’operazione Mare Nostrum che ha condotto sulla Nave Scirocco come comandante in seconda,  un’attività che definisce “sui generis” tenuto conto delle normali attività della forza armata. “Il soccorso in mare è sempre un dovere di tutte le navi che vanno per mare – ci spiega il comandante Trotta – indipendentemente dalla missione, Mare Nostrum però nasce proprio con l’obiettivo principale della salvaguardia della vita umana in mare, azione che la Marina Militare compie in maniera congiunta con altre forze armate, presenti in misura diversa”. Secondo i dati forniti dalla Marina Militare, fino all’8 novembre l’Operazione Mare Nostrum ha salvato l’85% dei migranti.

migranti salvatiAttraverso il racconto del Comandante Trotta è emerso anche l’aspetto della lotta agli scafisti e dell’enorme sforzo per assicurare alla giustizia coloro che sfruttano la speranza di sopravvivere di ogni singolo migrante, allo scopo di ricavarne guadagni illeciti e mettendo a rischio la vita anche di donne e bambini.

“L’operazione Mare Nostrum mi ha arricchito tanto sul piano personale perché è stata in grado di mettermi a contatto con realtà e persone che hanno problemi, prospettive e aspettative totalmente diverse da noi – prosegue Rosario Trotta – ero partito con l’idea personale che fosse un’operazione di difficile collocazione in termini di competenze e modalità, e anche un po’ scettico mi chiedevo se quella fosse davvero la strada giusta per affrontare l’emergenza; era chiaro però che il problema era diventato talmente grande che occorreva intervenire e non si poteva pensare di far finta di niente. Poi venendo a contatto con loro, molte cose sono risultate più chiare e ho provato anche con un po’ di gratificazione quando ho realizzato che se non fossimo stati lì, ad aiutare quelle donne e bambini, certamente ci sarebbero stati tanti altri morti”. Il Ministero degli Interno ha, infatti, fornito un dato importante circa il fenomeno: su 42.000 migranti registrati, 34.000 circa sono arrivati via mare, giustificando così l’enorme mole di lavoro delle forze armate in mare.

Il Capitano di Corvetta preferisce invece astenersi da considerazioni sulla gestione post sbarco “non tocca a me entrare nel merito di quello che succede dopo che li abbiamo tratti in salvo” tuttavia fiducioso nel sostegno europeo alla gestione dei flussi migratori il comandante Trotta ci spiega che attualmente è in atto una fase di transizione “l’operazione Mare Nostrum si è conclusa il 31 Ottobre ma l’impegno della Marina Militare persiste in attesa che prenda forma la nuova missione Triton che coinvolge l’Europa, cui sulla carta hanno aderito circa 20 nazioni e l’Italia sta facendo da guida nei processi embrionali di gestione”.

– Tania Tamburro – 


 

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