È un tragico momento storico quello che stiamo attraversando, terrorizzati da una misteriosa e indefinibile pandemia che ci tiene chiusi in casa e, se siamo costretti ad uscire per varie ragioni, ci costringe a metterci la mascherina, ad evitare i luoghi affollati e a mantenere la dovuta distanza tra noi e le persone che ci vengono incontro o che ci passano accanto. Sono cose, queste, imbarazzanti, ma è bene assuefarsi, sperando che, dopo un certo periodo angoscioso, tutto tornerà come prima.

Per consolazione ricordiamo una famosa frase che il grande attore e autore Eduardo De Filippo inserì nella sua commedia intitolata “Napoli milionaria” e rappresentata per la prima volta il 25 marzo 1945 al Teatro San Carlo di Napoli. In questa commedia Eduardo interpreta la parte di Gennaro, che la moglie Amalia disprezza perché lo ritiene un tipo strano che filosofeggia e non bada ai problemi economici della famiglia. Nel terzo atto succede che, in serata, la figlia piccola, Rituccia, si ammala, viene il medico, che le dà una medicina e dice che tornerà a visitarla l’indomani. Per ora, dice, “ha da passà ‘a nuttata”. Questa frase della commedia diventerà famosa, emblematica per dire che nei momenti difficili si esprime la speranza e l’attesa di un domani migliore. E così diciamo pure noi, sperando che prima o poi la terribile pandemia si dissolverà e tutto tornerà come prima.

Intanto si avvicina il Natale, una ricorrenza che sopraggiunge in un clima di sconforto e di tristezza. Che fare? In questi frangenti forse è meglio reagire. E a questo punto, ci ricordiamo di una bellissima canzone in dialetto napoletano, composta nella seconda metà del Settecento da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, sacerdote, poeta e autore di non poche poesie e canzoni, tra le quali ebbe una diffusione nazionale, la canzone dedicata alla nascita di Gesù, che ha inizio con questi versi:

Quanno nascette Ninno a Bettlemme

era nott’ e pareva miezo juorno.

Maje le stelle,

lustre e belle,

se vedettero accossì.

E ‘a cchiù lucente                             

jett’a chiammà li Magge

all’Uriente.

Ora, è chiaro che i re Magi richiamano il Presepe e con esso la magia del Natale. E, coi tempi che corrono, un poco di religiosità non guasta, poiché, come si dice, chi ha il dono della fede, ha una marcia in più…

E allora scuotiamoci, non stiamo sempre incollati al televisore ad osservare il teatrino del comportamento degli esperti o sedicenti esperti di fronte alla pandemia, i quali si esibiscono in ragionamenti spesso astrusi e contraddittori, che vagano in diverse direzioni, oscillando tra l’accettazione ineluttabile della realtà e il negazionismo. Talvolta nella discussione si inseriscono anche i politici, che approfittano della situazione per fare propaganda elettorale. Il suddetto teatrino televisivo ha il suo repertorio fisso, che dà origine ad una, diciamo così, spettacolarizzazione della politica, fine a se stessa, per cui si ha l’impressione di vivere non nella realtà ma in una fiction, recitata più o meno sempre dagli stessi attori che, guarda caso, siamo proprio noi.

Ovviamente tutto ciò non serve a risolvere i gravi problemi della propagazione del morbo pandemico, per cui assistiamo alla confusione di comportamenti, che sono tanti e tali che sfuggono ad ogni classificazione, con la conclusione che ognuno fa quello che vuole, nonostante i blocchi, le limitazioni ed i divieti sbandierati dalla classe politica.

Sono noti i principali rimedi per vivere in questi frangenti: avere pochi e indispensabili contatti con le persone, evitare gli ambienti affollati, starsene tranquilli a casa. Stare a casa non è per niente male. Anzi, ciò può essere una risorsa culturale, perché ci dà l’occasione di rileggere i libri che abbiamo nella nostra piccola biblioteca, di ascoltare musica, di parlare e scherzare coi nostri congiunti, ironizzando sulle iperboliche promesse che fa la nostra classe politica. E poi ci sono i nostri smartphones e i telefonini con le immagini e le voci dei nostri parenti ed amici. In conclusione, è meglio stare calmi ed aspettare che tutto finisca bene. Ci vuole pazienza. Ripetiamo: “Ha da passà ‘a nuttata…“.

– Arturo Didier –

FONTE: le infinite trasmissioni televisive

2 Commenti

  1. Sono pienamente d’accodo con l’articolo.Io invece ho avuto la fortuna di averlo come professore alle scuole medie. buon anno.

  2. Maria+Innamorato says:

    Molto interessante tutto quello che scrive il vostro storico Arturo Didier. Ho avuto la fortuna di conoscerlo per la festa di San Cono nel 2014. Congratulazioni !!

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