E’ stata presentata la relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia. Nel secondo semestre del 2020 il perdurare dell’emergenza sanitaria ha accentuato le conseguenze negative sul sistema sociale ed economico italiano originate dalle severe misure rese necessarie per contenere l’espandersi del contagio. Della difficoltà finanziarie delle imprese potrebbero approfittare le organizzazioni malavitose, per altro sempre più orientate verso una sorta di metamorfosi evolutiva volta a ridurre le strategie cruente per concentrarsi progressivamente sulla silente infiltrazione del sistema imprenditoriale. I sodalizi mafiosi potrebbero utilizzare le ingenti risorse liquide illecitamente acquisite per aiutare privati e aziende in difficoltà. “La modernizzazione delle mafie si completa nel reinvestire capitali in soggetti economici deboli; in quei soggetti che non trovano più un accesso al credito bancario per la crisi. Le mafie non hanno bisogno di firmare atti, non hanno bisogno di documenti; al contrario occultano comportamenti illeciti con lo schermo di soggetti solo apparentemente sani, entrano così nel mercato dell’economia legale. Questo è veramente preoccupante. A tutto questo si risponde con le segnalazioni dal territorio, dalle stesse associazioni di categoria, con la segnalazione delle transazioni sospette” ha rilevato il Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho.

Lo scenario criminale salernitano resta eterogeneo e profondamente condizionato dalle peculiarità economico-sociali dei diversi contesti territoriali in cui le organizzazioni criminali sono
radicate o tentano d’infiltrarsi. Va infatti considerata la specifica diversità tra la macro-area del centro urbano salernitano che comprende il porto commerciale, quella dell’Agro nocerino-sarnese e le zone turistiche della Costiera Amalfitana, del Cilento e del Vallo di Diano. Lodevole anche nel secondo semestre del 2020 il lavoro condotto dalle Forze dell’Ordine della provincia e dalla Sezione della DIA diretta dal Tenente Colonnello Vincenzo Ferrara. Negli equilibri locali dell’intera provincia continuano ad esercitare la propria influenza storiche organizzazioni camorristiche più strutturate e profondamente radicate nel territorio che confermano la loro capacità rigenerativa rispetto all’azione repressiva della Magistratura e delle Forze di polizia. I sodalizi salernitani di maggiore spessore tendono a rimodulare le proprie strategie indirizzando l’attenzione verso forme più evolute d’infiltrazione nel tessuto economico-imprenditoriale in attività che evitano il clamore mediatico e garantiscono un proficuo reinvestimento degli ingenti patrimoni mafiosi derivanti da narcotraffico, estorsioni e usura. Il Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, Gianluca Trombetti, ha anche evidenziato il “rinnovato interesse criminale relativo al controllo della filiera produttiva dell’agroalimentare, cui si associano i collaterali interessi legati allo sfruttamento del lavoro e della mano d’opera clandestina mediante intermediazione illecita”. Si registra poi un incremento dei reati contro la pubblica amministrazione e in particolar modo dei procedimenti penali per corruzione.

Venendo all’analisi degli assetti criminali, nella Piana del Sele i più gravi riscontri investigativi hanno riguardato forme di infiltrazione della Pubblica Amministrazione: in particolare a Eboli il 9 ottobre 2020 la Guardia di Finanza ha eseguito la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dell’ex sindaco Cariello, indagato per corruzione ed abuso d’ufficio per presunte irregolarità in concorsi pubblici che avrebbero portato all’assunzione di persone considerate a lui “vicine”. Inoltre la ricomparsa sulla scena criminale locale di esponenti già condannati per la loro appartenenza alla Nuova Camorra Organizzata sembra favorire un tentativo di ricomposizione del clan Maiale. Il sodalizio fino agli anni ‘90 aveva espresso una piena supremazia su quel territorio ma poi era stato completamente debellato da indagini giudiziarie e da collaborazioni con l’Autorità Giudiziaria.

Per quanto attiene alla terza macro-area criminale, nei territori ad alta vocazione turistica della Costiera Amalfitana, del Cilento e del Vallo di Diano l’influenza della criminalità organizzata si manifesta soprattutto negli ingenti flussi di denaro investiti nell’economia locale anche da parte dei clan napoletani e calabresi. Nel Medio e Basso Cilento è risultato significativo il rilevante sequestro di beni immobili e quote societarie eseguito dalla Guardia di Finanza il 29 ottobre 2020 nei confronti di due persone, una delle quali stretto congiunto del capo del clan Fabbrocino attivo nel Vesuviano. Il provvedimento ha colpito beni immobili per svariati milioni di euro a Castellabate intestati a diversi prestanome. A Capaccio Paestum, dove sono tornati operativi storici personaggi in passato legati alla Nuova Camorra Organizzata, ingenti investimenti sono stati effettuati nel corso degli anni dall’esponente apicale del gruppo Marandino anche tramite fidati sodali. Nel semestre in esame il Prefetto di Salerno ha emesso un’interdittiva antimafia nei confronti di un’azienda operante nel settore dell’assistenza sanitaria e socio sanitaria, riconducibile a un pregiudicato condannato per tentata estorsione aggravata e per partecipazione alla NCO. Nell’area di Agropoli, una zona nell’influenza della famiglia nomade Marotta, il 6 ottobre 2020 nell’ambito dell’operazione “Brown Sugar” i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento cautelare nei confronti di 14 persone indagate, a vario titolo, per traffico e detenzione di sostanze stupefacenti disarticolando un’organizzazione di pusher operativi tra Agropoli, Giungano, Castellabate e aree limitrofe con diramazioni anche nel Casertano. L’influenza della criminalità organizzata napoletana emerge anche in relazione al traffico e allo spaccio di stupefacenti soprattutto durante il periodo estivo e realizzato anche con la collaborazione di gruppi criminali locali “minori”.

Per la sua posizione geografica, nel Vallo di Diano si rilevano significativi nuovi legami tra elementi autoctoni, soggetti criminali calabresi e casertani, questi ultimi recentemente localizzatisi nell’area. Il territorio, secondo la Relazione della DIA, conserva profili d’interesse soprattutto per i rilevanti interessi economici connessi ai giacimenti petroliferi e all’indotto estrattivo della confinante Val d’Agri nel Potentino. “Lo scenario criminale vede egemoni i gruppi criminali dei Gallo e dei Balsamo – si legge nella Relazione – dediti al traffico di stupefacenti, estorsioni ed usura, nonché capeggiati da due pregiudicati originari di Sala Consilina. Esercitano una certa influenza, infine, le vicine ‘ndrine calabresi, come in passato avrebbero confermato i loro collegamenti nelle attività legate al narcotraffico tra famiglia Gallo e le cosche Muto di Cetraro (Cosenza) e Valente-Stummo di Scalea“.

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