La Direzione Investigativa Antimafia ha presentato in Parlamento la relazione relativa al secondo semestre del 2019 in cui viene analizzata anche la provincia di Salerno con la presenza di organizzazioni di tipo camorristico con matrici criminali diverse che non consentono una lettura unitaria del fenomeno. Le ragioni sono da rinvenire nella diversità geografica, storica, culturale, economica e sociale che connota le diverse zone del salernitano, che comprendono il Capoluogo, l’Agro Nocerino-Sarnese, la Valle dell’Irno, la Costiera Amalfitana, la Piana del Sele, il Cilento e il Vallo di Diano.

Il modus operandi dei sodalizi locali è influenzato dal contesto territoriale in cui sono radicati. Al riguardo la provincia può suddividersi in tre macro zone una delle quali racchiude la Costiera Amalfitana, il Cilento e il Vallo di Diano, zone ad alta vocazione turistica. Queste aree sono state individuate dai clan camorristici, anche provenienti da altre parti del territorio regionale, come luoghi privilegiati per reimpiegare somme di denaro di provenienza illecita e dare rifugio a latitanti. La vicinanza con la Calabria ha, poi, determinato saldature tra cosche ‘ndranghetiste e pregiudicati locali.

Nell’Alto Cilento, il centro più importante è il comune di Agropoli, dove si registra la presenza della famiglia di nomadi stanziali Marotta, dedita a reati di tipo predatorio, all’usura, al traffico di stupefacenti e al riciclaggio, colpita, nel tempo, da diversi provvedimenti cautelari e di sequestro di beni. Nell’area di Capaccio-Paestum sono tornati operativi storici personaggi già legati, con ruoli di rilievo, all’organizzazione criminale denominata “Nuova Camorra Organizzata”, tra i quali il capo del gruppo Marandino. Con riferimento a quest’area, il 9 ottobre 2019, personale della Polizia di Stato ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Salerno, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti dei legali rappresentanti di società operanti nel settore del “Servizio 118”, dedite al trasporto e soccorso di malati in convenzione con l’Azienda Sanitaria Locale di Salerno. Costoro sono accusati dei reati di trasferimento fraudolento di valori, peculato d’uso, interruzione di pubblico servizio, favoreggiamento personale e emissione di fatture per operazioni inesistenti. In particolare, sono stati sequestrati diversi automezzi, tra cui 20 ambulanze già utilizzate dalle associazioni per appalti e affidamenti in convenzione con l’ASL di Salerno, di fatto riconducibili ad una persona appartenente al gruppo Marandino.

Nel Medio e Basso Cilento la particolare vocazione turistico ricettiva, localizzata soprattutto nella fascia costiera, fa ritenere verosimile un forte interesse a investirvi capitali illeciti. Il comprensorio risulta oggetto delle “attenzioni” di alcuni clan, anche napoletani, in relazione al traffico e allo spaccio di stupefacenti, soprattutto durante il periodo estivo, per
la grande affluenza di turisti presso le attività ricettive.

La Valle del Calore appare esente da presenze di gruppi criminali: la particolare conformazione e la vocazione agricola hanno reso la valle del fiume Calore lontana dalle mire delle organizzazioni camorristiche. L’unico fenomeno delinquenziale registrato è lo spaccio di sostanze stupefacenti, reperite presso i comuni di Sala Consilina e Atena Lucana.

Il territorio del Vallo di Diano si conferma d’interesse per le consorterie malavitose, trattandosi di un’area posta a cerniera tra l’alta Calabria e la Campania. Sono documentati, infatti, contatti tra esponenti della malavita locale, delle cosche calabresi dell’alto Ionio e Tirreno cosentino e di clan camorristici napoletani: i gruppi mafiosi risultano interessati anche ad investimenti immobiliari e imprenditoriali. Nel territorio sono operativi due gruppi criminali, originari di Sala Consilina, Gallo e Balsamo, già facenti parte di un unico sodalizio dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, che oggi si rivolgono ad interessi criminali diversi. Nello specifico, il gruppo Gallo mantiene i contatti con i clan dell’alto Tirreno cosentino e risulta dedito al traffico di armi e di stupefacenti e all’usura, servendosi in alcuni casi di cittadini rumeni per compiere attentati intimidatori, furti e rapine. L’altro gruppo, mai entrato in conflitto con il primo, risulta dedito esclusivamente all’usura, ricorrendo raramente anche ad azioni violente. Il territorio si presta, inoltre, ad essere favorevolmente sfruttato per l’illecita coltivazione e produzione di cannabis.

Per quanto riguarda la Piana del Sele, il comune di Eboli è stato, fino agli anni ’90, soggetto all’egemonia del clan Maiale. Le operazioni di polizia e l’adesione di esponenti affiliati al programma di collaborazione con la giustizia ne hanno minato le potenzialità criminali. Alcuni affiliati hanno cercato di ricostituire il sodalizio, senza tuttavia riuscire a raggiungere il vecchio livello di organizzazione. L’intera Piana del Sele è però interessata dalla presenza di importanti insediamenti produttivi, in particolare dell’indotto caseario derivante dall’allevamento delle bufale.

A Battipaglia è egemone il clan Pecoraro-Renna, la cui gestione è affidata a uomini di fiducia dei leader storici, detenuti, i cui compiti prioritari sarebbero, al momento, quelli di acquisire risorse per mantenere le famiglie degli associati in carcere e di mantenere il controllo delle principali attività illecite (traffico di stupefacenti ed estorsioni). Nelle zona industriale di Battipaglia si sono verificati alcuni gravi episodi che hanno provocato danni all’ambiente: uno di questi, avvenuto il 3 agosto 2019, è stato l’incendio di un ingente quantitativo di rifiuti di multimateriale compresso, tra cui materiale plastico, che ha interessato l’area di stoccaggio (di circa 4mila metri quadrati) di una ditta operante nel settore della raccolta, trasporto, smaltimento e stoccaggio di rifiuti. Il 12 settembre successivo, nella stessa zona, si è sviluppato un incendio all’interno di una ditta specializzata nella raccolta e lavorazione e successivo riciclo di pneumatici usati, i cui titolari hanno precedenti specifici per reati ambientali, sempre connessi con l’attività svolta.

– Paola Federico –

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