E’ trascorso quasi un anno dall’inizio dell’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Covid-19 anche in Italia. Mesi in cui i decreti si sono susseguiti e, di conseguenza, anche le restrizioni e le chiusure per lungo tempo di determinate tipologie di attività. Tra queste, senza dubbio, i ristoranti e gli hotel hanno pagato caro più di altre il prezzo dello stop imposto.

Dalla totale chiusura nel corso del primo lockdown avutosi nella scorsa primavera, ai costi sostenuti per l’adeguamento delle strutture per poter nuovamente lavorare in estate, fino alle sospensioni a singhiozzo che vanno avanti ormai da ottobre. Senza contare la grossa perdita di incassi collegata alle festività natalizie quando, al contrario degli altri anni, tutti sono stati costretti a restare a casa e sono stati vietati gli spostamenti tra le regioni.

Il Grand Hotel Osman di Atena Lucana, tra le strutture alberghiere più grandi e rinomate del territorio, rientra tra le attività che hanno rincorso decreti e ordinanze per rispettare le regole. Il blocco dei turisti, però, e il coprifuoco alle 22 che impedisce di fatto di uscire fuori a cena non sono sicuramente d’aiuto a chi vive di ricettività alberghiera e ristorazione. E il ritardo nell’erogazione dei “ristori” o addirittura la negazione dei sostegni economici alle attività chiuse o parzialmente aperte fanno emergere una situazione allarmante che, più o meno, accomuna ormai diversi imprenditori di tutto il Paese.

Ne abbiamo parlato con Nino Petrizzo, titolare del Grand Hotel Osman, che ci ha accolto nella hall dell’albergo.

– Chiara Di Miele –

 

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*