Lettera aperta al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca da Biagio Ciccone, Segretario Uil Pensionati Campania

La pandemia in atto e i provvedimenti adottati per contenere i contagi stanno mettendo a dura prova tutto il Paese.

Il passare dei giorni senza la prospettiva di poter tornare a una normalità in tempi brevi, sta fiaccando il morale e sta prepotentemente alimentando preoccupazioni sulla tenuta del tessuto sociale. A queste preoccupazioni si aggiungono altre per l’economia italiana.

Infatti, al progressivo blocco, temporaneo ma prolungato, di molte attività economiche sul territorio nazionale, necessario per arginare l’epidemia, si è associato un crollo della domanda di beni e servizi, sia dall’interno che dall’estero. In questo scenario di per sé tragico, si scoprono poi anche situazioni vergognose come quelle di diverse case di riposo per anziani, che, nonostante fosse noto il tasso di letalità del virus per tale fascia di popolazione, hanno omesso ogni attività per evitare che divenissero veri e propri centri di contagio. E adesso contiamo centinaia e centinaia di anziani morti silenziosamente nelle case di riposo, a volte senza assistenza spirituale e umana. Pensando a ciò il pensiero corre al mitico Enea, che, fuggendo da Troia in fiamme, solleva in spalla il vecchio padre Anchise, cieco e paralizzato. Enea si prende cura del padre, come sempre dovrebbero fare i figli riconoscenti, quando ai genitori cominciano a mancare le forze; come sempre dovrebbe fare qualsiasi società che si definisca civile. Invece, la nostra società non è riuscita a salvare le proprie radici.

Non è riuscita neppure a salvaguardare quelli mandati al fronte, ossia i sanitari: gli unici che, silenziosamente, con il loro lavoro e il loro valore stanno tenendo testa al virus per evitare conseguenze peggiori. Infatti, a distanza di due mesi dai primi focolai, non sono stati assicurati loro né le protezioni individuali, né le necessarie apparecchiature (respiratori, ecc.), con la conseguenza che cominciano ad affiorare le prime domande sia sulla adeguatezza o meno dei provvedimenti adottati per contenere i contagi, sia sulla capacità di gestire questa emergenza sotto il duplice profilo socio-sanitario e socio-economico. E i dubbi sull’adeguatezza delle risposte date dalle istituzioni sanitarie regionali e nazionali crescono di giorno in giorno, inducendo a pensare che questa emergenza ha bruscamente presentato il conto di scelte sbagliate, segnatamente di quella di rimettere alle Regioni l’offerta dei servizi sanitari, l’erogazione e l’organizzazione dei servizi sanitari.

Invero, in quest’occasione tale scelta ha fatto registrate una convivenza difficile, problematica e, talvolta, conflittuale tra le istituzioni statali e quelle regionali, che, da una parte, ha deresponsabilizzato qualcuno e, dall’altra, ha provocato gravi ritardi nell’adottare le misure di contenimento.

Pur se il carattere straordinario dell’epidemia ha giustificato l’intervento statale con l’attivazione del sistema nazionale della Protezione civile, quest’ultima non ha potuto sostituirsi alle strutture sanitarie regionali, ma ha dovuto assicurare loro un supporto, un “aiuto”, facendosi carico di tutti quei problemi che non potevano essere affrontati adeguatamente dalle singole regioni. Ed è per tale assetto costituzionale che in questi giorni i cittadini hanno visto comunicati stampa disgiunti, provvedimenti interdittivi a iosa (spesso contraddittori), annunci fuori luogo, ritardi negli interventi di contenimento dei focolai. Le scelte che facciamo implicano sempre delle conseguenze. Molto è frutto di quelli che insultarono il Tricolore e l’Inno nazionale e si proclamarono “altri” dagli altri: chissà cosa avrebbe detto oggi, di questi teutonici contubernali, il veronese Lombroso. Disorganizzazione, interessi, avidità, barbarie e morte, questo vediamo in televisione; unicamente questo sembra il flato sotterraneo del cosiddetto “federalismo fiscale”. Menomale che non ci hanno abbandonati i sanitari, che, pur a rischio della propria vita, hanno continuato a lottare incessantemente per tutti e per ciascuno di noi. Oggi e sempre la gratitudine degli italiani deve essere riservata a quei tanti e tanti operatori sanitari che non ce l’hanno fatta.

Sul piano sociale, apprezziamo gli sforzi che la Regione Campania sta facendo con il Piano Socio-Economico appena varato. Tuttavia, riteniamo che vadano attuate tempestivamente e con efficienza le misure annunciate, nella massima trasparenza, se si vuole che producano l’efficacia voluta. Occorre, con immediatezza, procedere con gli atti consequenziali; bisogna evitare il rischio della sindrome della politica degli annunci. Siamo convinti che anche i Comuni possano e debbano fare la loro parte. Questa lettera aperta è indirizzata anche ai Sindaci, i quali, giova ricordarlo, oltre che responsabili dell’amministrazione dei Comuni sono al contempo organo locale dello Stato ed in tale veste agiscono quali ufficiali di Governo. Il Sindaco è anche il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio. Il Sindaco è autorità sanitaria. Il Comune è la Patria del Cittadino.

È per tutte queste ragioni che chiediamo ai Sindaci della Campania che, in coerenza con le iniziative del Governo e della Regione, si adottino subito provvedimenti idonei a sostenere i soggetti che, per il blocco delle attività, non hanno più redditi e i pensionati. Le risorse necessarie per gestire questo serio problema sociale non mancano; e, comunque, si possono agevolmente trovare, recuperando le poste di bilancio a suo tempo destinate ad iniziative che non si potranno più realizzare, ovvero che non siano proprio indispensabili. In particolare, ai Sindaci, sul cui territorio insistono strutture sanitarie e case di riposo, chiediamo di vigilare sull’osservanza delle regole e di intervenire con rigore per sanzionare gestioni irregolari. La situazione è complessa, seria. Impone, pertanto, un rapido aggiornamento del quadro generale delle risorse disponibili e delle priorità, al fine, questa volta, di dare risposte concrete ai cittadini, ai pensionati, agli artigiani, agli esercenti, ai professionisti in difficoltà, prevenendo così pericolosi risvolti sociali.

Ai Sig.ri Prefetti, che hanno la responsabilità generale dell’ordine e della sicurezza pubblica, chiediamo l’impegno di sempre, ovvero sovrintendere all’attuazione delle direttive emanate, assicurando unità di indirizzo alle forze dell’ordine. Nel salutarvi, vi auguro una Serena Pasqua, con l’auspicio che ci sia con la Resurrezione di Cristo anche la Resurrezione degli antichi valori, affinché domani si guardi alla scienza, alla cultura e alla competenza, come le uniche fonti, solo così sapremo comprendere la lezione della storia, solo così ci sarà una vera ripresa per costruire una prospettiva d’avvenire. Restiamo a casa.

– Biagio Ciccone –

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