Nel periodo compreso tra giugno e ottobre le Stazioni Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno hanno condotto una capillare attività d’indagine sulla verifica dei requisiti previsti per la concessione del Reddito di Cittadinanza, al termine della quale è stato accertato che su un campione esaminato di circa 2700 cittadini percettori del sussidio, 253 non ne avevano diritto.

Anche nel Vallo di Diano sono stati scoperti dai Carabinieri della Compagnia di Sala Consilina, diretti dal Capitano Paolo Cristinziano, circa 40 residenti in diversi paesi del comprensorio che non avevano titolo per il percepimento del Reddito di Cittadinanza.

Attraverso l’esame incrociato dei dati documentali e delle informazioni acquisite nel corso di specifici servizi di controllo del territorio con quelli forniti dai Comuni di residenza, sono state comprovate numerose irregolarità nelle procedure di dichiarazione del possesso dei requisiti soggettivi ed econometrici. Tra le principali anomalie, quelle riferite ai destinatari di misura cautelare personale, ai condannati con sentenza definitiva per reati per i quali è prevista la decadenza del reddito, ai detenuti e ricoverati in strutture a carico dello Stato e ai cittadini stranieri sprovvisti dei requisiti. Numerose sono state le false attestazioni che hanno riguardato difformità circa l’indicazione della reale residenza, ossia di persone che l’hanno indicata presso un Comune diverso al fine di omettere all’interno della dichiarazione che i familiari percepivano un altro reddito. Degno di nota il caso di una donna che, per ottenere l’elargizione di un importo maggiore del beneficio, ha dichiarato di essere convivente con i genitori i quali, invece, sono risultati entrambi in carcere, rispettivamente il padre per omicidio e reati associativi e la madre per traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Nella provincia di Salerno l’attività investigativa ha permesso d’interrompere l’indebita percezione del beneficio ad una donna sottoposta ai domiciliari che percepiva la pensione di un’anziana conoscente morta da diversi mesi e ad un uomo che aveva un conto corrente a suo nome la cui giacenza si aggirava intorno ai 200.000 euro (alimentato in maniera fraudolenta attraverso la sottrazione di denaro ad un anziano parente). Ma ci sono anche i casi di un uomo percettore del Reddito di Cittadinanza e al tempo stesso amministratore di una società agricola e di una macelleria e di due ragazzi, anch’essi beneficiari, che sebbene disoccupati sono risultati di fatto irregolarmente impiegati in una pizzeria e in una carrozzeria.

Sono state riscontrate irregolarità anche nei confronti di tre stranieri che hanno beneficiato del reddito sebbene non residenti sul territorio nazionale da almeno 10 anni. Gli esiti delle attività sono stati quindi segnalati all’Autorità Giudiziaria competente e agli Uffici territoriali dell’INPS per l’interruzione dell’elargizione del sussidio e la ripetizione delle somme indebitamente percepite, che hanno prodotto un danno erariale di oltre 1.100.000 euro.

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