Il Presidente del Consorzio di Bonifica Integrale Vallo di Diano e Tanagro, Beniamino Curcio, vista l’attenzione che sta emergendo sull’iniziativa progettuale promossa dal Consorzio stesso, ritorna sull’argomento per offrire ulteriori elementi di informazione in ordine a ciò che si intende fare con i 2 milioni di euro assegnati dal Ministero delle Politiche Agricole. Il bando ministeriale del 2020 era aperto solo ai Consorzi di Bonifica e solo per opere strategiche di rilevanza nazionale. Opere, cioè, di interesse per il Paese, chiamate a risolvere problemi di interesse generale (contenimento dei processi di desertificazione e salvaguardia degli ecosistemi, adattamento ai cambiamenti climatici, miglioramento della qualità dei corpi idrici e sostegno alla competitività delle produzioni agricole), al di là dei benefici conseguibili nell’area in cui è prevista la loro realizzazione. Opere riconducibili essenzialmente alle infrastrutture irrigue, alla mitigazione del dissesto idrogeologico, alla difesa delle esondazioni, ai bacini di accumulo, compresi programmi di assistenza e consulenza.

Con questa iniziativa il Consorzio e il Vallo di Diano sono stati portati alla ribalta nazionale perché il Ministero ha riconosciuto non solo la validità della proposta ma anche l’interesse nazionale delle opere che si intende fare. “Già questo è un risultato straordinario che ci dovrebbe inorgoglire – afferma Curcio -. Siamo riusciti, infatti, a competere con altri Consorzi di Bonifica di tutta Italia, classificandoci al 6° posto nella graduatoria definitiva tra le 10 domande approvate. Un risultato eccezionale perché, con il finanziamento assegnato, siamo autorizzati a progettare opere grandiose e strategiche che il nostro territorio non vede da quando è stata realizzata l’autostrada, se non addirittura prima. Un risultato eccezionale perché l’opera principale che dovremmo progettare, come previsto nel 1° lotto dello studio di fattibilità inviato al Ministero (circa 100 milioni di euro), è la Diga di Casalbuono. Un’opera, questa, di grande utilità per il nostro territorio. E’ utile d’inverno perché serve a raccogliere le acque in eccesso, in linea con le finalità perseguite dal Piano Nazionale Invasi (in Italia recuperiamo solo l’11% dell’acqua piovana, a fronte di percentuali che superano anche il 40% in altri Paesi europei). E’ utile d’estate perché serve per garantire il minimo flusso vitale nel fiume, data la scarsità delle piogge estive degli ultimi tempi. E’ utile perché l’area ove è prevista la diga può diventare un’oasi naturalistica, una vera e propria attrattiva, in grado di innescare processi virtuosi di sviluppo legati alla valorizzazione dell’immenso e ricco patrimonio naturale e paesaggistico che deteniamo nel Vallo. E’ utile perché serve a laminare le ondate di piena nel fiume e, di riflesso, a prevenire fenomeni alluvionali nella piana, che sono una grande piaga per la nostra zona. E’ utile perché il bacino di accumulo rappresenta una grande riserva d’acqua da utilizzare anche a fini irrigui e per la produzione di energia elettrica. E’ utile perché chiama il territorio a progettare il proprio futuro: non opere calate dall’alto, ma opere decise da tutti noi, opere condivise, che si devono integrare con altre opere strategiche che dovranno essere individuate dagli altri Enti: Comuni, Comunità Montana, Regione, Provincia. E’ utile perché, in buona sostanza, persegue quattro obiettivi strategici: mitigazione del rischio alluvionale e quindi maggiore sicurezza idraulica legata al Fiume Tanagro; sviluppo di sistemi irrigui consortili moderni, efficaci e meno costosi, potendo contare su un approvvigionamento degli impianti a caduta, con risparmio di energia elettrica e, quindi, con vantaggi economici per i consorziati che irrigano; valorizzazione delle nostre risorse ambientali, a partire dagli ambiti fluviali; trasferimento della risorsa acqua per fini irrigui in altri bacini: Alta Valle del Bussento (Sanza) e Piana del Sele“.

Dunque una grande progettazione infrastrutturale a servizio del Vallo di Diano. Un grande progetto che, non solo consentirà di salvaguardare e custodire due beni preziosi, acqua e territorio, ma che potrà creare i presupposti strutturali per un riposizionamento competitivo dell’area. “La nostra iniziativa – prosegue Curcio – deve essere colta, perciò, come un input culturale e programmatico, ovvero come il tentativo di trasformare un ‘sistema di esigenze‘ (riconducibili principalmente a necessità di sicurezza idraulica) in un ‘sistema di opportunità‘ attraverso una progettazione integrata, innovativa e condivisa, in grado di intercettare i finanziamenti del PNRR e di altri strumenti di programmazione per investimenti assolutamente necessari per rendere il nostro territorio più resiliente rispetto ai rischi ambientali e, al tempo stesso, per costruire, insieme, una nuova stagione di sviluppo, scommettendo su ambiente, cultura, paesaggio, cibo, che sono i punti di forza della nostra Area“.

E’ doveroso da parte mia rivolgermi anche a chi, per qualsiasi rispettabile ragione, appare scettico rispetto all’iniziativa – sottolinea il Presidente del Consorzio – . Ci sarà una lunga fase di ascolto e confronto con tutti per illustrare passo passo le cose che si faranno. Una cosa è certa: sarà fatto tutto alla luce del sole e non saranno operate scelte progettuali che non siano supportate sul piano tecnico, scientifico e accademico o che non siano state ‘comprese’ e ‘condivise’ dalla gente. Dico anche che, personalmente sono determinato nel portare avanti l’iniziativa, ritenendo che chi amministra non debba limitarsi alla quotidianità e deve anche trovare il coraggio di fare scelte ‘pesanti’ e ‘tumultuose’ che servono per smuovere situazioni dormienti e per trasformare in meglio la realtà territoriale in cui opera. Non ci sono, quindi, secondi fini, neppure elettorali. Solo la passione e la responsabilità di fare il proprio dovere di amministratore a servizio della nostra zona, auspicando che l’opportunità che ci è stata data venga ‘sposata’ dalla politica e colta dal territorio in tutte le sue espressioni“.

Curcio inoltre ringrazia il sindaco di Casalbuono, Carmine Adinolfi, per il risultato ottenuto: “E’ stato lui infatti, nel corso di un sopralluogo congiunto teso a verificare i danni arrecati dal Fiume Calore nel territorio di Casalbuono, ad innescare l’idea progettuale, ritenendo, da bravo ingegnere, che solo con un invaso a monte si potevano contenere i flussi di piena ed evitare i vistosi danni alluvionali con i quali da anni siamo costretti a fare i conti. E’ stato lui, da Sindaco lungimirante, ad incoraggiarmi ad aderire al bando, condividendone l’impostazione progettuale e gli obiettivi. Sono sicuro che continuerà a starci vicino ed a sostenere fattivamente il percorso partecipativo che dovremmo attivare. Davvero grazie, Carmine, amico e compagno di scuola. Un ringraziamento anche alla tua Amministrazione, certamente chiamata a svolgere un ruolo da protagonista in questa complessa, ma entusiasmante iniziativa“.

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