“Il turismo costiero e marittimo è il comparto trainante dell’industria turistica e noi dobbiamo essere capaci di sostenere con azioni concrete gli imprenditori che investono nel settore balneare, non penalizzarli”.

Così l’europarlamentare della Lega, Lucia Vuolo, annuncia di aver chiesto una deroga per le concessioni demaniali dopo la lettera di messa in mora all’Italia inviata dalla Commissione europea riguardante l’estensione per quindici anni delle concessioni marittimo-demaniali, istituita dalla legge 145/2018.

“Amici – dichiara l’europarlamentare campano – dovete capire che senza questa riforma è impossibile stabilire i termini di applicazione della Direttiva 123 alle concessioni marittimo-demaniali. Questo la sinistra se l’è dimenticato. È stata la Corte di Giustizia europea ad individuare i criteri. E’ nella sentenza ‘Promoimpresa’ che la Corte ha indicato che l’applicazione della Direttiva scatta solo dopo aver accertato la scarsità delle risorse. Tutto questo ha portato a presentare un’interrogazione alla Commissione europea in cui abbiamo chiesto di spronare il dormiente Governo italiano ad affrontare una seria riforma ma allo stesso modo a concedere il prolungamento delle concessioni a quindici anni, ora diventata una inevitabile misura transitoria”.

“Il ritardo c’è e va risolto – conclude la Vuolo – ma con questo Governo anche le risoluzioni più semplici diventano complesse e non gestibili. E per fortuna che Conte ci ha detto che questo è il migliore esecutivo possibile”.

– Claudia Monaco –

Un commento

  1. Massimo Lorenzi says:

    Le pubbliche amministrazioni ed comuni costieri pur di far cassa hanno locato e locano tutt’ora gran parte delle loro aree spiaggive a soggetti privati in cambio di canoni di locazione ventennali o, addirittura, trentennali a cifre risibili, e che, quindi, fruttano alle casse dei suddetti enti poche migliaia di euro all’anno. Il risultato di tutto cio’ e’ la sostanziale privatizzazione delle coste ad esclusivo vantaggio dei balneatori m a grande danno dei cittadini che per accedere e fruire di una qualsiasi spiaggia, cioe’ di un bene dello Stato e, dunque, della collettivita’, sono costretti a sborsare cifre decisamente esose. Una situazione del genere e’ legittima in un Paese minimamente normale?

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