Legambiente e Touring Club Italiano esultano per la sentenza del Consiglio di Stato sulla scadenza delle concessioni balneari fissata per il 2023. Dopo anni di denunce per la sottrazione di numerosi chilometri di spiaggia libera ai cittadini, finalmente si pone un limite alla privatizzazione.

Ora si apre un’occasione importante per accelerare nella direzione della qualità e sostenibilità. Ben venga la sentenza del Consiglio di Stato che pone finalmente un limite temporale alla proroga delle concessioni balneari, ossia il 2023 – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – . La situazione delle spiagge in concessione nella nostra Penisola non aveva paragoni in Europa. In Italia c’è poca trasparenza sulle concessioni, che crescono di anno e in anno, e poi c’è la questione dei canoni irrisori. Ora l’auspicio è che con questa sentenza le cose nel comparto balneare possano cambiare e migliorare, replicando anche le esperienze green messe in campo già da alcuni lidi”.

Alla politica – continua Zanchini– chiediamo di approvare al più presto una legge di riordino delle coste italiane per garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione, ma anche di cogliere l’occasione offerta dalla sentenza per inserire elementi di premialità per i temi della sostenibilità e dell’inclusività nella predisposizione dei bandi di gara. Ripartiamo dal lavoro che Legambiente ha svolto due anni fa e che ha dato vita a un tavolo con le principali associazioni di categoria dei balneari che ha portato alla definizione di una prassi UNI, esperienza unica nel panorama internazionale, che definisce criteri e caratteristiche dei lidi sostenibili e accessibili. Occorre premiare la qualità dell’offerta dei lidi in concessione, dato che al momento manca ancora una norma nazionale al riguardo, puntare su politiche che valorizzino il patrimonio costiero italiano e approvare in tempi rapidi un Piano nazionale di adattamento al clima per affrontare l’erosione, vero problema delle spiagge italiane, con soluzioni efficaci e fermando il delirio di barriere rigide che interessa oggi 1.300 km di litorali.”

Legambiente ricorda che negli ultimi 50 anni sono spariti a causa dei processi erosivi ben 40 milioni di metri quadrati di spiaggia, un’area che avrebbe potuto ospitare circa 12mila stabilimenti balneari. “I cambiamenti in atto nel mondo di oggi, del turismo in particolare – conclude il Presidente del Touring Club Franco Iseppi– devono essere interpretati anche in un’ottica competitiva in grado di garantire innovazione e standard di servizio in linea con il mercato. Le soluzioni per stimolare la crescita del comparto, premiando gli investimenti fatti, si possono trovare e dovrebbero conciliare le giuste aspettative della domanda, delle imprese e il diritto dello Stato, cioè di noi tutti, di trovare una giusta valorizzazione di un bene comune come le nostre coste le cui concessioni valgono oggi appena 100 milioni di euro l’anno. Il tutto in una necessaria prospettiva di sostenibilità, qualità e trasparenza”.

Legambiente nel report “Spiagge libere 2021” ricorda che nella Penisola oltre il 50% delle aree costiere sabbiose è sottratto alla libera e gratuita fruizione. A pesare su ciò, in prima battuta, è l’aumento esponenziale in tutte le regioni delle concessioni balneari che nel 2021 arrivano a quota 12.166 (contro le 10.812 degli ultimi dati del Demanio relativi al 2018) registrando un incremento del +12,5%. Tra le regioni record ci sono Liguria, Emilia Romagna e Campania con quasi il 70% dei lidi occupati da stabilimenti balneari. Altri decisi incrementi si registrano in Abruzzo con un salto degli stabilimenti da 647 nel 2018 a 891 nel 2021 e nelle regioni del Sud a partire dalla Sicilia dove le concessioni per stabilimenti balneari sono passate da 438 nel 2018 a 620 nel 2021, con un aumento del +41,5%, seguita dalla Campania che registra un aumento del +22,8% e dalla Basilicata (+17,6%). 

 

 

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