Lettera aperta dal sindaco di Buonabitacolo Giancarlo Guercio al Presidente della Comunità Montana Vallo di Diano e ai colleghi Sindaci del Vallo di Diano

Carissimo Presidente Raffaele Accetta, preclari colleghi, in vista dell’assemblea del Consiglio della Comunità montana in programma per oggi, ritengo sviluppare con te e con i colleghi Sindaci alcune riflessioni che trovo di fondamentale importanza e che riguardano i nostri concittadini e il destino del nostro territorio. La mia è anche una vera e propria “chiamata”: dobbiamo fare presto, dobbiamo necessariamente agire prima che i nostri amati borghi scompaiano, dobbiamo sentirci pienamente responsabili del destino di questi luoghi, per troppo tempo trascurati. Intendo suffragare il mio ragionamento con dati alla mano, e in prima facie mi riferisco ai dati Istat sullo spopolamento e agli ultimi rapporti dello Svimez.

Secondo le previsioni regionali della popolazione pubblicate in un report dell’Istat del 2016, dai 14 milioni di residenti nelle regioni del sud del 2016 si passerà a circa 10 milioni nel 2060. In poco più di 40 anni il sud perderà 4 milioni di abitanti e ancora più evidente sarà il rapporto tra nascite e decessi (nonostante la vita media sarà più alta rispetto a oggi). Il report, a pagina 3, cita testualmente: “Con elevata probabilità, le future nascite non potranno compensare i futuri decessi”. E purtroppo il trend in evidente discesa è sotto gli occhi di tutti, e riguarda inesorabilmente ogni singolo comune. A titolo di esempio ti riporto i dati di alcuni paesi, come Monte San Giacomo, di cui sei Sindaco, che dal 2011 al 2019 ha perduto 150 unità (2011: 1639; 2019: 1489), o di Buonabitacolo, che ho l’onore di amministrare, che nello stesso periodo ha visto decrescere la popolazione di oltre 80 unità (2011: 2578; 2019: 2491), o di Sanza che in meno di dieci anni ha perduto ben 258 unità (2011: 2706; 2019: 2448). Il trend purtroppo è comune a tutti i nostri paesi e sembra non trovare freno.

In quanto amministratori abbiamo il dovere, caro Raffaele, di mettere in campo tutte le azioni possibili affinché questo tracollo possa quantomeno mitigarsi; si consideri che alla base di un simile e poco consolante scenario vi è l’emigrazione da parte dei giovani verso altre aree urbane del nord o di Paesi esteri. Sono tante le considerazioni da fare, tutte molto serie e anche molto interessanti. Credo che non possiamo rimandare ulteriormente la discussione di questi temi ed oggi che viviamo una certa “confusione” a livello amministrativo-comprensoriale dovremmo approfittarne proprio per stabilire criteri e metodi da applicare, quantomeno per tentare di tenere a galla il nostro territorio. Dobbiamo farlo anche per garantire continuità e sostegno alle iniziative che in parte sono state già intraprese (come la Strategia delle Aree interne su cui tanto ti sei speso e ti spenderai), o che si renderanno possibili grazie al Next Generation Ue, importanti investimenti pubblici e privati che richiedono una politica ordinaria e una politica di coesione europea, nazionale e territoriale. Occasioni che, lo sappiamo bene, non si ripresenteranno per molto tempo e che presuppongono grande consapevolezza per approdare alla loro più plausibile destinazione. Soltanto lo scorso anno lo Svimez, nel suo rapporto, affermava: “Nel quadro di un progressivo rallentamento dell’economia italiana, si è riaperta la frattura territoriale che arriverà in poco tempo a segnare un andamento opposto tra le aree, facendo ripiombare il Sud nella recessione da cui troppo lentamente era uscito”.

Ad aggravare la situazione già compromessa è purtroppo arrivato il Covid. Conosciamo perfettamente gli sforzi che da mesi siamo chiamati a compiere. Eravamo tutti impreparati verso la gestione di una pandemia e, nonostante ciò, abbiamo dimostrato come amministratori e come cittadini una grande attenzione ed un profondo senso di civiltà e di correttezza. Sappiamo anche che l’emergenza non è finita e che occuperà gran parte delle nostre attività anche durante i prossimi mesi. Il Covid ci ha destabilizzati, mostrando le nostre vulnerabilità e le nostre debolezze strutturali: non possiamo immaginare di ripartire riproponendo modalità desuete e insostenibili che molti di noi non intendono assecondare ulteriormente. Si facciano emergere le nostre migliori capacità, si dia spazio alle riflessioni più serie in modo da gettare le basi per un processo di ripresa e di sviluppo oggi più che mai urgente. Si cancellino dalle nostre attività atteggiamenti scorretti e sbagliati, come la prevaricazione, il ricorso a mezzucci per occupare poltroncine sgangherate, per coltivare orticelli, per alimentare campanilismi; si dia linfa ad azioni sane, umanamente rilevanti, che mirino al senso della giustizia e della cura di un intero comprensorio. Oggi non possiamo ragionare esclusivamente per il singolo paese; dobbiamo anzi compiere il nostro dovere facendo lo sforzo di ampliare le vedute e di ragionare in termini globali. È un processo anche suggestivo.

La Strategia può creare effetti soltanto se non si limita ad essere una spartizione economica tramite progetti, più o meno piccoli, calati sulle singole comunità. È necessario che si formi innanzitutto una “visione strategica”, è importante che ogni singolo amministratore, e poi ogni cittadino, pensi al Vallo di Diano come la sua casa, nella sua complessità. Abbiamo caratteristiche ed esigenze comuni e dobbiamo valorizzare sono proprio i punti comuni e i canali di connessione, quelli che ci legano, non le miserie che ci dividono. Queste lasciamole a chi ha tempo e risorse da perdere. Siamo chiamati a un compito gravoso e so che tra noi non tutti sono pronti per indirizzare le proprie visioni verso scenari diversi e nuovi, ma non possiamo avere paura, né possiamo lasciarci frenare da chi non riesce a sviluppare capacità di questo tipo.

Caro Raffaele, come ti ho confermato più volte, troverai sempre in me un interlocutore onesto e un collaboratore attivo per promuovere azioni di senso, scevre di interessi particolari e sempre volte a una visione (e quindi a un interesse) generale. Non è infatti la tua presidenza che metto in discussione. Ci mancherebbe. Credo che tu sia tra le poche persone del nostro territorio a poter ricoprire questo e altri ruoli apicali, ma su certi metodi trovo non poche resistenze. Non mi troveresti sodale sostenitore se in te vedessi un interlocutore poco sereno, a causa delle continue minacce al tuo ruolo e soprattutto se dovessi constatare la perdita della “visione” complessiva delle cose, attitudine che i tempi richiedono. In tal caso, fossi in te, rifletterei seriamente sulla dignità, onorabilità e autorevolezza che bisogna conferire al proprio ruolo e quindi alla propria persona. Personalmente sono sempre più convinto che certi modi sbagliati di amministrare siano il vero danno per le persone e per il territorio. Noi agiamo in nome e per conto di cittadini che ci hanno assegnato lo svolgimento di un ruolo gravoso: non possiamo dimenticarci di onorare questo mandato.

Proviamo allora a mettere in campo un nuovo modo di agire. Ho qualche proposta che vorrò presentare in maniera più accurata in altra sede e che per il momento mi limito a tracciare:

  • Valorizzazione della ruralità. Il mercato globale impone che i territori sappiano considerare i propri punti di forza e agiscano all’interno del macro sistema valorizzando le proprie prerogative. La nostra è una società rurale che a causa della modernità vede compromesso gran parte del proprio patrimonio in favore di consumi di beni e prodotti realizzati in altre aree del globo. È necessario che si avvii una politica di sviluppo fondata sul nostro patrimonio ambientale, agricolo, naturalistico, paesaggistico. Sarebbe interessante considerare il Vallo come un unico rural hub capace di riproporre in chiave moderna il modello che ha retto la nostra società locale per secoli e considerando le misure economiche sul clima e sull’ambiente messe in campo per i prossimi decenni, grazie alle nostre inestimabili risorse possiamo diventare protagonisti esemplari. Crediamoci.
  • Città Vallo di Diano. È un tema ormai abusato e su cui molti si sono spesi, e tutti sappiamo che almeno per quanto riguarda la gestione di alcuni servizi essenziali, come la mobilità, i servizi sanitari, quelli socio-assistenziali, alcuni servizi comunali, o la formazione, l’ambiente e il territorio, è impellente una governance territoriale che consenta la gestione comune e quindi l’ottimizzazione dei risultati massimizzando le risorse. (Il modello civico potrebbe ispirarsi a quello delle città metropolitane che hanno un unico organo di governo conservando tuttavia le municipalità; in tal modo i comuni manterrebbero la loro presenza istituzionale agendo sotto l’egida dell’amministrazione comprensoriale).
  • Servizi. È necessario che tutti assieme ci focalizziamo sui servizi essenziali da erogare ai nostri cittadini e sosteniamo le relative iniziative a carattere comprensoriale. È improrogabile la revisione del comparto sanitario: dobbiamo chiedere e ottenere il potenziamento dell’assistenza territoriale e domiciliare, dobbiamo sostenere la costituzione degli ospedali di comunità, possibilmente calibrati per tipologie di cura. Allo stesso modo è di fondamentale importanza l’accompagnamento e il sostegno delle fasce più disagiate: le azioni assistenziali devono mirare a un progresso reale della persona e non devono apparire come palliativi a emergenze e a disagi. Noi possiamo e dobbiamo superare i disagi strutturando più adeguatamente le azioni da intraprendere. La formazione, la cultura, i patrimoni di vara natura, di cui disponiamo, possono rappresentare un volano importante se declinati in maniera sostenibile, ad esempio attraverso la promozione territoriale e il turismo, voci quasi del tutto assenti nei nostri programmi. Un errore imperdonabile se si considerano i vantaggi logistici e urbanistici dei nostri centri, attraversati da una importante arteria autostradale e limitrofa a territori a vocazione turistica. I nostri centri storici, ormai quasi del tutto abbandonati, saranno un nostro cruccio quotidiano se non attiviamo un programma di recupero, di valorizzazione e di sviluppo concreto.
  • Capitale umano. I nostri paesi sono caratterizzati dalla laboriosità, soprattutto artigianale e rurale. Abbiamo il dovere di superare la logica del pubblico impiego e di incentivare concretamente i giovani a investire nei nostri territori. Per farlo dobbiamo diventare attrattivi, noi per primi. L’attrattività è un concetto immateriale di grande importanza, e noi non lo siamo per niente. Non lo siamo quando come amministratori ci perdiamo in beghe inopportune e sterili, non lo siamo quando manchiamo di visione, non lo siamo quando non rappresentiamo le aspirazioni future dei nostri concittadini. Dobbiamo, allora, diventare attrattivi, e rendere attraente il nostro comprensorio. È una politica che volge alla bellezza, per parafrasare Hillman, che sa condividere sogni e speranze delle persone, che sa solidarizzare con esse e assieme definire gli itinerari del progresso e del benessere.

Caro Raffaele, cari colleghi Sindaci, proviamo a mettere da parte la paura, proviamo a maturare la fiducia dell’altro, proviamo a creare un laboratorio di idee, di esperienze, di attitudini, ognuno per la sua parte, e indirizziamo le nostre energie e i nostri sforzi verso obiettivi sani, comuni, condivisibili e sostenibili. Facciamoci promotori presso i nostri rappresentanti regionali, centrali, europei, di progetti sostenibili, interessanti, belli. Crediamo in un processo condivido che valga per tutti, senza escludere nessuno, senza lasciare indietro nemmeno un cittadino. Proviamo a invertire la tendenza della emigrazione invitando giovani, famiglie, operatori nei nostri paesi, dove si vive meglio che in città per tante ragioni; proviamo a trasformare queste ragioni in opportunità concrete e facciamolo subito. Perderci intorno alle pochezze sortirebbe l’effetto di immiserire ulteriormente questo bistrattato luogo. Se abbiamo una coscienza, non possiamo permettercelo.

Confido nella vostra ragionevolezza, nel vostro buon senso, nelle vostre capacità per disegnare le traiettorie di un corso nuovo: in questo mi troverete sempre vostro attento collaboratore. Scusandomi per l’abbondanza dei pensieri e ringraziandovi per la pazienza avuta vi saluto affettuosamente e vi auguro un sereno Natale.

– Giancarlo Guercio –

Un commento

  1. Complimenti Sindaco…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*