Da problema a risorsa. Una risposta alla diffusione e proliferazione dei cinghiali arriva dall’avviso pubblico approvato dalla Giunta regionale della Basilicata, su proposta dell’assessore alle Politiche agricole e Forestali, Francesco Fanelli, per la presentazione di “Progetti pilota per la realizzazione di una filiera delle carni di cinghiale lucano”.

“L’obiettivo – ha spiegato l’assessore Fanelli – è duplice: da una parte contenere la presenza sempre più invasiva degli ungulati selvatici che oltre ai danni alle colture, rappresentano un pericolo per l’incolumità delle persone causando molti incidenti e dall’altra, trasformare questo problema in una opportunità. È un modo intelligente di risolvere in maniera sostenibile un problema diffuso su scala nazionale puntando su una filiera locale delle carni di selvaggina garantendo altresì una maggiore sicurezza, tracciabilità e trasparenza nel consumo di tali carni, oltre a diventare un reddito per gli operatori e contribuire alla salvaguardia ambientale con azioni di contenimento adeguate e attente. L’auspicio è che questi progetti possano diventare un nuovo modello di gestione del cinghiale”.

“Si tratta – ha concluso Fanelli – di un ulteriore strumento per contrastare l’invasione e i danni da fauna selvatica che si aggiunge agli altri di competenza della Regione, come il selecontrollo. È indispensabile però di un intervento del Governo nazionale, come abbiamo più volte sollecitato, con misure straordinarie per affrontare quella che è ormai una vera e propria emergenza”.

Potranno presentare domanda i soggetti iscritti alla Camera di Commercio, avere sede operativa in Basilicata, essere in possesso di un centro di trasformazione e lavorazione delle carni di selvaggina.

Gli operatori, a partire da oggi, avranno trenta giorni di tempo per presentare la manifestazione d’interesse. La Regione Basilicata garantisce l’utilizzo, per l’intera durata del progetto, di un marchio regionale e avvierà accordi di collaborazione con gli enti preposti per lo studio e l’analisi dei risultati ottenuti dall’attuazione del progetto finanziato.

I progetti candidati a finanziamento dovranno avere una durata triennale. Per ottenere l’importo del contributo complessivo assegnato i soggetti dovranno garantire il ritiro di un numero minimo di capi non inferiore, per l’anno 2021 a 2mila, per il 2022 a 3mila e per il 2023 a 4mila nonché la lavorazione, trasformazione e commercializzazione degli stessi.

– Claudia Monaco –

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