A seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro e condotte da personale della Polizia di Stato della Questura di Potenza, è stata data esecuzione ad un’ordinanza applicativa di una misura cautelare reale del sequestro preventivo nei confronti dell’avvocato del Foro di Potenza Raffaele De Bonis Cristalli.

La misura cautelare rappresenta l’epilogo di una complessa attività d’indagine condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Potenza – Sezione Pubblica Amministrazione che ha consentito di delineare un quadro indiziario di indubbia gravità a carico dell’indagato, in relazione alla condotta di traffico di influenze illecite.

L’indagine trae origine dal contenuto di alcune intercettazioni del compendio tecnico captativo riguardanti la posizione di un Giudice ausiliario in servizio presso la Corte d’Appello di Potenza che hanno portato alla trasmissione degli atti da parte della Procura di Potenza a quella di Catanzaro. E’ tutto emergo da un contesto investigativo ampio, teso a svelare la commissione di una serie di reati contro la Pubblica amministrazione che hanno visto indagato l’avv. De Bonis Cristalli.

Nello specifico è emerso, da alcune intercettazioni telefoniche del professionista, che chiedeva ad un suo cliente, in una causa civile pendente presso la Corte d’Appello di  Potenza, la somma di 23mila euro, come remunerazione per il magistrato onorario che aveva composto il collegio innanzi al quale la controversia era stata trattata, con esito favorevole per il suo cliente. Nel corso delle indagini sono state acquisite immagini relative a degli incontri tra De Bonis e il suo cliente, nei quali si faceva espressamente riferimento alla somma di danaro di 23mila euro in contanti, da consegnare in diverse tranches, utilizzate per la corruzione del giudice.

Il quadro probatorio risulta avvalorato dagli esiti dell’attività di indagine prodotta dalla Squadra Mobile di Potenza che ha evidenziato il contesto in cui, in diverse circostante, emergono prove riportanti la consegna di danaro contante da parte del cliente nelle mani dell’avvocato fino alla somma di 23mila euro, quale prezzo della remunerazione del giudice onorario, risultato completamente estraneo alla vicenda.

La condotta dell’avv. De Bonis nei confronti del cliente configura dunque la fattispecie prevista dall’art.346 bis c.p., poiché ha vantato un’asserita relazione con il giudice onorario grazie alla quale avrebbe ottenuto, mediante remunerazione, la vittoria processuale.

In base a quanto emerso, è stato disposto nei confronti dell’avvocato il sequestro preventivo della somma di 23mila euro.

– Paola Federico –

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