Certosa di Padula. Il racconto di Giuseppe Verga sul legame tra San Giovanni e i monaci certosini



































Lettera aperta alla redazione di Giuseppe Verga, guida turistica specializzata per le visite nella Certosa di Padula.

Anche quest’anno, come ogni 24 giugno, nella Certosa di San Lorenzo a Padula, il chiostro dell’ex cimitero antico cambia aspetto trasformandosi in un giardino in cui domina il colore giallo. A ravvivare il luogo è il giallo dei fiori dell’iperico che oggi nascondono la superficie di quello che un tempo era il cimitero dei monaci. L’estratto dei fiori ha un’azione antidepressiva e sedativa e l’infuso è utilizzato per la cura della tosse e della bronchite, malattia comune tra i monaci dovuta al freddo e all’umidità della Certosa. L’iperico sicuramente era presente tra i banchi dell’antica Spezieria della Certosa, che a quel tempo svolgeva anche un importante servizio sociale sul territorio. Per i medici greci il nome “iperico” significherebbe “al di sopra del mondo degli inferi”, ma l’iperico è conosciuto pure come erba caccia-diavoli o pianta di San Giovanni in quanto la piena fioritura si ha proprio nei giorni a ridosso del 24 giugno, il giorno in cui è nato e si festeggia San Giovanni Battista. La presenza della pianta di San Giovanni nella Certosa di Padula sicuramente non è un caso, la Certosa è il luogo in cui ogni singolo motivo lapideo, iconografico o di altra natura ha un significato specifico.

C’è da dire che tra l’Ordine Certosino e San Giovanni Battista esiste un particolare legame per vari motivi. Uno degli elementi che li accomuna è la scelta di vita del Santo, ossia una vita penitenziale e di preghiera nell’isolamento del deserto, così San Giovanni mostra con evidenza quanta sicurezza e utilità procuri la solitudine. Il 24 giugno addirittura è la data convenzionale della fondazione della prima casa certosina nel deserto di Chartreuse in Francia, dove Bruno di Colonia si ritirò con altri sei compagni.








Il 24 giugno del 1084, Bruno con i suoi compagni andò dal vescovo di Grenoble, che la notte prima dell’incontro aveva sognato sette stelle che indicavano la strada a sette pellegrini in un luogo dove Dio costruiva un tempio. Il vescovo, Ugo di Châteauneuf, collegò il sogno con la visita di San Bruno e i compagni, lì per chiedere un posto adatto a poter svolgere la loro missione. Il vescovo sbalordito per quel prodigio donò loro un luogo impervio e difficile da raggiungere nel massiccio montuoso della Chartreuse dove successivamente nacque la Grande Chartreuse, consacrata il 2 settembre 1085. Fu lo stesso San Bruno a latinizzare il nome del luogo trasformandolo in Cartusia, da cui ha origine il nome dell’ordine. Gli stessi Statuti Certosini dedicano tutte le Certose al santo “Precursore”, stabilendo che: “I nostri eremi sono in primo luogo dedicati alla beata Vergine Maria e a san Giovanni Battista, nostri principali patroni celesti”.

Il legame con il Santo veniva palesato anche dai monaci novizi che, dopo aver compiuto lodevolmente il periodo di noviziato, venivano presentati alla comunità monastica nella Sala del Capitolo, dove chiedevano misericordia e supplica per amore di Dio di essere ammessi alla professione in abito professo come i più umili servi di tutti. Il futuro professo scriveva la formula di professione in questi termini: “Io, fra N., prometto obbedienza, conversione dei miei costumi e perseveranza in questo eremo, davanti a Dio e ai suoi santi e alle reliquie di questo eremo, edificato ad onore di Dio, della Beata sempre Vergine Maria e di san Giovanni Battista in presenza di don N. priore”.

Anche i monaci della Certosa di Padula erano particolarmente devoti al Santo, tanto da rappresentarlo in sculture, dipinti e intarsi. Non a caso, tra le forme rappresentative più in vista, lo troviamo raffigurato già all’ingresso principale della Certosa con una statua in gesso, quasi ad accogliere e a dare il benvenuto nella Città Celeste, con lo sguardo rivolto verso chi si accinge a valicare la soglia, e con in mano il libro dell’Antico Testamento e ai suoi piedi l’Agnello. San Giovanni lo ritroviamo anche in quella che un tempo era conosciuta come la Chiesa d’oro, sia nel primo coro in una tarsia di uno dei riquadri dei dossali, sia intagliato nel secondo coro. Una delle cappelle laterali era dedicata a San Giovanni Battista, che oggi ritroviamo raffigurato in un affresco del 1680 nella cosiddetta cappella delle Reliquie, dove a seguito di una ristrutturazione per dare spazio ad una finestra venne decollato per la seconda volta. Una statua in pietra di Padula la troviamo invece nella Sala del Capitolo dei Padri, quella che un tempo per la vita della comunità monastica era di particolare importanza.

I simboli che di solito connotano San Giovanni Battista sono un bastone che culmina con una piccola croce, simbolo del suo ruolo di precursore che anticipa la morte di Cristo, con un cartiglio recante la scritta “Ecce agnus Dei“, la frase pronunciata alla vista di Gesù indicato dal Santo con il suo dito proteso, il libro che secondo la tradizionale interpretazione iconografica cristiana rappresenta l’Antico Testamento, le cui profezie si sono realizzate in Gesù, e l’agnello, l’animale il cui sangue salvava gli israeliti dalla morte, l’Agnello di Dio sacrificato per la redenzione dell’umanità.

La Chiesa festeggia San Giovanni Battista, il “Precursore”, il giorno della sua nascita, ed è uno dei Santi più adorati nel mondo, definito da Cristo “il più grande tra i nati da donna”. Giovanni è tra i nomi più diffusi nel mondo e nell’ebraico Iehóhanan, significava “Dio è propizio”.

Battezzò Gesù nelle acque del fiume Giordano, conosciuto come il “Precursore” perché con la sua azione profetica e la predicazione annuncia la venuta di Gesù Cristo. Morì decapitato per ordine del tetrarca della Galilea, Erode Antipa. A quel tempo San Giovanni predicava: “Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Lo stesso Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato da Giovanni che quando lo vide esclamò: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo. Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”. E Gesù rispose: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”.

San Giovanni battezzò il Cristo vedendo scendere su di Lui la colomba dello Spirito Santo, mentre una voce diceva: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”. Con il battesimo di Gesù l’obiettivo del “Precursore” era raggiunto, Gesù iniziò la sua predicazione, con al seguito un gruppo di apostoli e di discepoli. San Giovanni predicò per preparare un popolo degno che accogliesse Gesù e il suo messaggio di Redenzione.

Non mi resta che invitarvi a venire alla Certosa di San Lorenzo per scoprire dal vivo il legame tra San Giovanni Battista e i monaci certosini e a partecipare alla Santa Messa delle ore 19.00 che si terrà presso la Chiesa di San Giovanni nel cuore del centro storico di Padula, dove a seguire sarà possibile prendere parte alla X Festa della Comunità.

– Giiuseppe Verga –

 



































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