Centro accoglienza migranti ad Ottati. Il sindaco:”Siamo dubbiosi sull’iniziativa” "Molto spesso non c'è spirito di accoglienza. E' diventato un business"

























Una società cooperativa di Roma, il cui vicepresidente è un cittadino originario di Ottati, ha fatto istanza alla Prefettura di Salerno per accogliere in un immobile sito nel piccolo centro alburnino dieci donne immigrate. Il sindaco di Ottati Eduardo Doddato, venuto a conoscenza della richiesta di accoglienza, ha informato la cittadinanza tramite il social network Facebook e, nel frattempo, ha chiesto un incontro in Prefettura.

Doddato dichiara di essere “a favore dell’accoglienza degli immigrati perchè è giusto dare una mano a tutti“. Secondo l’Amministrazione ottatese, però, in questa iniziativa ci sarebbe qualcosa che non va. “Molto spesso – afferma Doddato – non c’è nessuno spirito di accoglienza. E’ diventato un business e nel caso specifico di Ottati noi riteniamo sia un business, perchè chi ha prodotto istanza con il paese non ha nulla a che vedere tranne che l’immobile. L’operazione sembrerebbe apparentemente lucrativa e questo è secondo noi il vero motivo per cui l’accoglienza molto spesso non funziona così com’è stata concepita“.

Io non posso bloccare iniziative di tipo privato – spiega ancora il primo cittadino – però le associazioni e gli immobili devono rispondere a tutti i requisiti di legge. Siamo fortemente dubbiosi riguardo a questa iniziativa che va combattuta perchè è incompatibile il lucro con la disponibilità e la carità“.







Doddato inoltrerà istanza di incontro con la Prefettura di Salerno che, dal canto suo, sta istruendo la richiesta della società cooperativa prima di procedere alle necessarie autorizzazioni. Nel frattempo teorizza una tipologia di accoglienza dei migranti alternativa a quella che dovrebbe interessare il Comune da lui amministrato. “Credo che debbano essere le amministrazioni pubbliche ad accogliere – dichiara Doddato – perchè hanno tutto l’interesse a mantenere una coesione sociale, a spendere tutto il rimborso spese e non ha interesse a fare profitto. Così facendo i costi sociali e gli utili sociali si compenserebbero e tutta la popolazione, in maniera diretta o indiretta, parteciperebbe a questa forma di aiuto“.

– Chiara Di Miele – 


 

































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