Inizia domani alle ore 9.30, presso la Corte d’Appello di Salerno, il secondo grado del processo per il caso Mastrogiovanni, il maestro morto nell’ospedale di Vallo della Lucania il 4 agosto 2009 in seguito a 88 ore di contenzione.

La Procura della Repubblica di Vallo della Lucania il 18 giugno 2013 ha proposto appello avverso la sentenza n. 825/2012 emessa il 30 ottobre 2012 dal giudice monocratico Elisabetta Garzo, nella quale venivano condannati a pene che vanno dai 2 ai 4 anni, per i reati di sequestro di persona, omicidio colposo e falso in cartella, sei medici del reparto di Psichiatria dell’Ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania e assolti 12 infermieri dello stesso reparto accusati di sequestro, illecita contenzione e della morte dell’insegnante Francesco Mastrogiovanni.

L’atto d’impugnazione è firmato dal sostituto procuratore Renato Martuscelli e dal procuratore capo Giancarlo Grippo. I due magistrati ritengono che la sentenza vada riformata per aver operato una riduzione dell’attività e del profilo professionale dell’infermiere riducendolo a mero “esecutore di ordini”, mentre in realtà oggi ha un ruolo ben delineato e, per questo, chiedono di aumentare le pene inflitte ai medici nella sentenza di primo grado e condannare anche gli infermieri.

Per quanto concerne la parte civile, invece, l’avvocato Michele Capano, legale di fiducia della sorella di Mastrogiovanni, il 26 giugno 2013 ha presentato un ricorso di  63 pagine nel quale analizza tutte le contraddizioni che, a suo parere, sono contenute nelle motivazioni apportate dal giudice monocratico. Per Capano gli infermieri, come i medici, erano perfettamente consapevoli della contenzione e delle caratteristiche della stessa e lo dimostrano i contenuti degli interrogatori e le condizioni di mancata tutela nei confronti del paziente, visualizzabili nel “video dell’orrore”.

La condizione barbara – scrive l’avvocato Capano – in cui il Mastrogiovanni fu gestito in quelle 84 ore, condizione da farsi risalire anzitutto al comportamento degli infermieri che si sono succeduti nei diversi turni, chiarisce definitivamente l’assoluta complicità degli stessi nel sequestro di persona che si stava perpetrando“.

– redazione – 


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*