Si sono svolti ieri mattina gli interrogatori di garanzia delle due maestre indagate per presunti maltrattamenti sui loro piccoli alunni dell’Istituto Comprensivo Statale di Caselle in Pittari. Rina Lovisi di 54 anni e Rosa Fiscina di 58 anni, si sono presentate presso il tribunale di Lagonegro, davanti al gip Vincenzo Del Sorbo per chiarire le proprie posizioni.

Il gip ha respinto la richiesta avanzata dall’avvocato Patrizia Plaitano, difensore di Rina Lovisi, finita agli arresti domiciliari, di sostituzione della misura cautelare con il divieto di avvicinamento agli alunni e alla scuola. L’imputata non si è avvalsa della facoltà di non rispondere, ma ha inteso replicare agli addebiti che le sono stati contestati. L’avvocato Francesco Maldonato, legale della Fiscina, ha eccepito la nullità dell’ordinanza emessa dal gip di Lagonegro, per  violazione dell’articolo 289 del codice di procedura penale, contestando il provvedimento di sospensione, per la sua assistita,  ad esercitare l’attività di insegnante per un periodo di due mesi. “Nel corso delle indagini, infatti, –  dichiara Maldonato – quando il giudice vuole applicare una misura del genere, è previsto l’interrogatorio dell’imputata, per tale motivo, l’ordinanza è nulla”.

Il gip Del Sorbo, dal canto suo ha ritenuto che “nella fattispecie, non si tratta di una sospensione da un servizio pubblico, bensì di una sospensione da una professione”.  “Questa decisione è aberrante –  dichiara il legale della Fiscinaricorreremo al tribunale delle libertà“.

Una storia, quella delle due insegnati della scuola elementare di Caselle in Pittari,  che ha attirato l’attenzione della stampa nazionale, suscitando tanta indignazione nel piccolo paese cilentano. Grazie al supporto tecnico della Compagnia di Sapri, sono state avviate attività tecniche di intercettazioni audio-video all’interno delle classi interessate, la quali hanno consentito di documentare numerosi episodi di violenza perpetrati dalle due donne contro i minori.

Giovanna Quagliano


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