Carico di cocaina nascosta tra le banane al Porto di Salerno per un clan napoletano. 11 arrestati



































Il Porto di Salerno scalo per gli arrivi dei carichi di cocaina destinati ad un clan camorristico del Napoletano, scattano 11 arresti dopo una maxi operazione messa in piedi dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Salerno e i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata che ha sgominato il clan Batti, attivo nella zona vesuviana.

I militari hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di 11 persone, di cui 9 in carcere e 2 ai domiciliari. Gli 11 risultano indagati, a vario titolo, per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di arma da fuoco, estorsione e violenza privata, aggravate dal metodo mafioso e per favorire il clan Batti.
Due i filoni di indagine, tra cui uno che coinvolge anche la struttura portuale di Salerno. E’ stato infatti dimostrato dagli inquirenti come per approvvigionarsi della droga siano stati coinvolti anche alcuni operatori portuali incaricati dal clan nel gennaio 2015 di agevolare l’uscita dal porto di un container frigorifero proveniente dall’Ecuador con un carico di banane, che nascondeva nel vano motore un grosso carico di cocaina per un valore di circa 1 milione e 200mila euro. In quella occasione si riuscirono però a scaricare soltanto le banane ma non la droga, perchè gli operatori del Porto per complicazioni burocratiche non riuscirono a recuperare il carico illecito. Il container, dunque, fu reimbarcato su una nave diretta in Olanda che, all’arrivo, fu perquisita e successivamente sequestrata con 40 kg di cocaina.

La perdita del carico scatenò la reazione del clan Batti che pretese un risarcimento da parte delle persone ritenute responsabili di quanto accaduto al Porto di Salerno. Si giunse addirittura a minacce con arma da fuoco e uno degli indagati fu costretto a vendere la propria abitazione per risarcire il capo del clan.








In seguito alle indagini e all’emissione delle ordinanze di custodia cautelare le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Salerno hanno eseguito anche un decreto di sequestro, fino ad un valore di circa 2.500.000 euro, per confiscare i beni mobili e immobili degli indagati.

– Chiara Di Miele –

 

 

 

 





































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