alessandra bossone“Come è possibile che una terra dove ogni volta che qualcuno bussa alla porta, le nonne si catapultano in cucina per offrire ogni sorta di vivande al nuovo ospite, sia diventata così banale”? Questo uno degli interrogativi presenti nell’articolo/denuncia dal titolo Dov’è il carattere del Vallo di Diano, realizzato e pubblicato sul proprio blog da Alessandra Bossone, 25enne di Buonabitacolo tornata da poco nel Vallo di Diano dopo la laurea in Lettere conseguita a Roma.

Un’analisi amara e “cruda” sullo stato di salute del comprensorio, da lei considerata realtà scialba e banale. Le abbiamo posto delle domande per conoscere qualcosa in più di lei e del suo pensiero

  • Hai definito il Vallo di Diano una “terra diventata banale”. Perchè?

Considero banale ciò che non ha un’idea definita, un carattere. Sono banali le cose scontate e che non presuppongo riflessione critica. L’intolleranza è banale, ad esempio. Consideriamo un tema molto attuale, quello dell’immigrazione. Il numero di immigrati nel mio paese e credo in tutto il Vallo di Diano, è irrisorio. Eppure “l’educazione da Canale5” è riuscita a plasmare, anche nel Vallo, generazioni di giovani intolleranti e avversi al diverso

  • Quali sono le maggiori differenze rispetto a quando ti sei trasferita a Roma per gli studi?

Dal punto di vista dei servizi sono quasi nulle. Quello che ho notato, tornando, è stato un progressivo impoverimento culturale. Immaginiamo che io decida di passare una serata diversa. Mi piacerebbe vedere una mostra, andare a teatro, guardare un film o la presentazione di un libro. Non trovo niente di tutto questo. Dovrei spostarmi a Salerno. Mi direte che sono disfattista, ma mi pare di essere testimone di una grande povertà culturale

  • Chi è responsabile di questa “povertà culturale”?

Facendo un sondaggio, si può vedere come la maggior parte dei ragazzi del Vallo decida di iscriversi a scuole professionali. Non voglio fare come i classicisti da 4 soldi, ma questo dato mi sembra l’effetto negativo della cultura del guadagno e del “lavoro a tutti i costi” che ha relegato nell’angolo lo studio e la cultura per passione. Non si fa niente per niente. Perché leggere un romanzo, ad esempio? C’è un tornaconto immediato? Forse no. E allora?

  • Quali sono i luoghi senza carattere di cui parli? E perché, secondo te, nascono e si sviluppano in tal modo?

vallo di dianoImmaginiamo di fare un giro in auto nel Vallo di Diano. Ogni nuova attività che viene aperta, è un ristorante o un pub. E la cosa strana è che si tratta sempre di luoghi senza “carattere”. Immaginate un pò un bar di paese che vuole ospitare i vecchietti che giocano a briscola e poi vuole aprirsi agli adolescenti. Il risultato è che tutti i luoghi di aggregazione finiscono per non avere un “carattere” deciso. E va bene. D’altronde si tratta di privati e non possiamo aspettarci che degli imprenditori vogliano educare il paese

  • Scrivi di 30enni che fanno politica o associazionismo in maniera interessata

Penso che pochi lo facciano in maniera totalmente disinteressata o perché hanno un’idea che vogliono dare al territorio. Non basta essere giovani per essere credibili, non basta avere assessori trentenni per dire che l’amministrazione si sta rinnovando, se quei trentenni ricadono nelle stesse logiche dei loro padri. Le logiche del chiedere i voti “casa per casa”, del “candidato per famiglie”, ecc.

  • Cosa fare per dar vita a quella comunità del “carattere” da te auspicata?

Servirebbe un’idea condivisa di società da progettare. Mi piacerebbe che ci fosse l’idea di una società ecologica, progressista, tollerante. In molte cose più simile a quella dei nostri nonni. Mi direte: “ma quella era un’ecologia della necessità, si faceva la fame”. E’ vero. D’altra parte oggi, senza i problemi economici di un tempo, non sarebbe difficile, in un territorio così piccolo, sicuro e ricco di risorse naturali, realizzare insieme una comunità dal “carattere” deciso e forte che sostituisca quella un pò scialba e banale del presente

  • Resterai nel Vallo di Diano? E perché?

Per il momento non vorrei restarci a lungo. Mi piace troppo andare in giro e sono troppo critica. Al di là della questione lavoro (non tutti i lavori possono essere svolti nel Vallo di Diano), mi piacerebbe vivere in un posto che abbia per lo meno una libreria, delle biblioteche e un cinema che non proietti solo cartoni animati. D’altra parte sono contenta di essere nata in questo territorio perché a volte la mancanza di mezzi diventa un grande stimolo alla creatività.

– Cono D’Elia –


11 Commenti

  1. Pasquale Soldovieri says:

    Un po snob appare Alessandra Bossone e forse si è lasciata prendere la mano nello scrivere, magari non ha espresso al meglio quello che voleva. Ma gli spunti sono interessanti, chi ci prova a fare “altro” ha poco riscontro. ..ci piace la festa della birra ed il panino con la salsiccia. Quasi tutto il resto è noia, banalità e scontate zia. Io ci ho provato alla fine, probabilmente vigliaccamente, ho mollato l’osso. Se la curiosità non si accende, la speranza è poca. .

  2. Pochi immigrati…? Ma tu stai fuori…
    Restatene a roma…ascolta me…
    La ragazza di campagna …parte
    …si laurea….poi pensa di poter insegnare qualcosa….!!! Ma fammi u piacere!!!!!
    Immigrati. …tanti problemi …e tu parli di immigrati. .

  3. Cara Alessandra nelle altre nazioni europee i ragazzi frequentano piu istituti tecnici e professionali cosi trovano subito lavoro con questo sistema vanno avanti Germania è Svizera noi queste scuole per una fatta di anni le avevamo abbandonate quindi non meravigliarti quando torni dalla tua bella città la gente non vive solo di cultura ma con il lavoro.

  4. TONINO B. says:

    Fai pure le tue esperienze “fuori” mai torna per dare il tuo contributo ed arricchire il nostro bellisssimo territorio.

  5. Cara ragazza,
    La libertà di opinione é sacrosanta e un sano spirito critico non può far bene alle piccole realtà come le nostre. Permettimi, però, di fare delle considerazioni sulle tue parole. Questo territorio sicuramente è carente rispetto alle potenzialità che potrebbe esprimere, ma in questo territorio vive gente che ha scelto di restare, ha deciso di investire, ha creato come ha potuto. Non è banale il sacrificio della gente che qui lavora,. Banale diviene quella retorica comune adottata comodamente di chi aspetta che qualcun altro faccia! Banale é un giudizio gratuito che non si accompagna ad una soluzione alternativa.Cara ragazza, non andare via per la seconda volta. Resta e contribuisci con la creatività di cui parli a rendere questo territorio meno banale. Noi aspettiamo un tuo contributo!!
    In bocca al lupo!

    • Maria Antonietta says:

      Cara Alessandra,
      Tu parli e critichi il vallo perché al momento hai 25 anni e vedi solo i lati positivi della città, che a tuo avviso le danno un carattere. Aspetto la tua opinione tra 20 anni. Poi, è semplice criticare se non si vive più in un posto ma ci si ritorna sporadicamente e mancano quei ‘servizi’ che invece sono a portata di mano nella grande città. Ma quale sarebbe la tua proposta costruttiva? Parli perché probabilmente non sai bene quello che gli abitanti fanno e costruiscono con tanta fatica. Ovviamente non è semplice visto che mancano le risorse economiche, ma proprio e soprattutto per questo è da apprezzare il lavoro di tanti giovani che decidono di restare nel vallo e non si ‘perdono’ come spesso capita nelle grandi città. E questo secondo me è ‘carattere’

  6. Antonio Torre says:

    Cosa può essere cambiato nell’arco della durata di un corso di studi? E dov’è la CULTURA nel resto dell’Italia?
    Da almeno 40 anni stiamo assistendo a un crollo verticale dell’espressività umana in senso lato.
    Consideriamo che dopo Montale non abbiamo più avuto veri poeti. E quali intellettuali a livello di Pasolini? Sono nascosti in qualche città (visto che nel Vallo non ce ne sono)?
    Forse un cinema o un circolo culturale possono essere considerati elementi di crescita solo per il fatto che esistono in un territorio? Il Vallo non è un’eccezione. E questo, purtroppo, è solo un dato di fatto.

  7. S. Anderson says:

    Per migliorare e cambiare is Sud, le persone di cultura dovrebbero coinvolgersi e viverlo… non abbandonarlo e aspettare miracoli!

  8. giulio pica says:

    Cara Alessandra molti lati negativi che evidenzi del Vallo di Diano sono veri. Però è facile criticare e scegliere di non tornare, tanto poi su chi rimane grava il compito di migliorare la realtà. Io ho 51 e sono rimasto a vivere dove sono nato, a Sala Consilina, non so se purtroppo o per fortuna. Si dà il caso che nel lontano 1993 ho trovato lavoro a Potenza, quindi vicino, e perciò vivo praticamente a Sala. Io, come credo anche tu, detesto stare davanti a un bar a parlare di calcio, ho sempre rifiutato di fare politica nei luoghi deputati (comune, provincia ecc.) perchè il livello di molti che la fanno non è proprio edificante, mi sono formato seguendo coordinate culturali diverse dai codici del paese. Di politica in senso lato mi sono sempre occupato, a partire dal centro sociale spazio aperto nel 1980-82, a radio Talpa, al Pd nei primi anni 2000, all’impegno contro l’inquinamento ambientale col processo Chernobyl ed altro. Indubbiamente se ci si forma fuori o comunque seguendo schemi meno provinciali, si finisce per vivere male in realtà come le nostre. Mi piace citare una frase di un sociologo pugliese che rende bene il senso di disadattamento che si prova vivendo nel Vallo, “scompenso di fruizione esperenziale”, ovvero uno scarto tra ciò che desideriamo e ciò che il territorio offre. Ti dico però che, nonostante tutto, forse con un pò di masochismo, continuo a vivere nel Vallo. Anni fa a Sala c’era la libreria Mocambo di Maria Carusone che ha costituito un punto di riferimento per molti di noi, ci sono i ragazzi di San Rocco che fanno teatro da 20 anni, il bravissimo Enzo D’Arco fondatore ed animatore della Cantina delle Arti, il gruppo Positivo che ha portato elementi di dinamismo nella realtà salese. Per non parlare del bravo Elia Rinaldi che, come sai, ora è sindaco di Buonabitacolo, Poi io e altre amiche/i organizziamo un cineforum al cinema Adriano che è andato molto bene lo scorso inverno. Come vedi qualcosa si può fare anche qui. E’ facile parlare male del Vallo standosene a Roma, a Bologna, a Napoli o addirittura a New York o a Berlino.

  9. Bisognerebbe, però, avere pure il coraggio di tornare nelle nostre terre e provare a dare il proprio deciso contributo alla necessaria emancipazione culturale. Analizzare e criticare non è poi così difficile, lo è di più impegnarsi a costruire.

  10. mario de paola says:

    centrato il problema esattamente come la penso io che vivendo fuori si riesce a vedere meglio dentro

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