
In occasione della Giornata della Donna il Comando Provinciale Carabinieri di Salerno ha illustrato i dati che raccontano la forza delle donne di ribellarsi ai soprusi e alle violenze perpetrate dai maschi, cioè quei numeri che evidenziano quante denunce e segnalazioni sono state fatte.
Solo nel 2026 si calcolano 200 persone segnalate in provincia di Salerno mentre sono 30 i provvedimenti emessi. I reati perpetrati sono di natura persecutoria quindi stalking, cyber bullismo, revenge porn e una maggiore concetrazione sulle fasce di minori rispetto al passato.
Il Capitano della Compagnia di Eboli Greta Astrid Gentili ha rimarcato quanto siano in aumento i reati di genere: “Negli ultimi 7 anni si è registrato un forte incremento di reati di violenza di genere poichè è aumentata la consapevolezza delle donne. Lo scorso anno in provincia di Salerno sono state 892 le segnalazioni, 90 gli arresti e 232 i provvedimenti”.
A titolo di esempio concreto, il Maresciallo Laura Farinola della Compagnia di Sala Consilina ha raccontato un episodio che ha seguito personalmente: la storia di una giovane che, una volta troncata la relazione con il compagno, ha visto pubblicate online e sulle chat le sue foto intime.
“La ragazza pensava di vivere una relazione normale con l’uomo, basata sulla fiducia. Ha condiviso con lui video e foto intime, mossa dal sentimento di complicità. Al momento di rottura del rapporto sentimentale, il ragazzo l’ha minacciata di pubblicare online quel materiale – ha spiegato il Maresciallo –. La giovane ha sottovalutato l’intenzione dell’uomo mentre i video e immagini hanno iniziato a circolare davvero nelle chat. Lei, scoperto il fatto e grazie all’incoraggiamento e al sostegno di un’amica, ha denunciato l’accaduto. Noi carabinieri abbiamo provveduto alla rimozione del materiale dalla rete e il colpevole è stato punito”.
La morale da trarre da questo evento è che “la donna ha trasformato quel momento di fragilità in coraggio, nonostante le conseguenze psicologiche che fanno provare vergogna alla vittima”.
Strumento fondamentale per la tutela delle donne che decidono di rivolgersi ai Carabinieri è “La stanza di ascolto” presente nel Comando Provinciale di Salerno, nel Reparto Territoriale di Nocera Inferiore, presso la Compagnia di Eboli e nella sede della Compagnia di Sala Consilina.
Come ha spiegato Cristina D’Arienzo, Maresciallo Capo del Reparto Territoriale di Nocera, la stanza è un ambiente in cui i militari cercano di instaurare un rapporto di fiducia con la vittima.
“L’empatia, quindi saper ascoltare, dare spazio alla persona che ha subito violenza è la prima azione da intraprendere – ha sottolineato il Maresciallo Capo, testimone diretta di diversi casi di assistenza alle donne vittima -. Inoltre è necessario mettere in campo una strategia comunicativa. È importante, infatti, saper adoperare e allo stesso tempo interpretare la comunicazione non verbale e paraverbale. Nel corso dell’ascolto è importante avere un atteggiamento aperto, dire frasi che tranquillizzino la vittima, non enfatizzare o al contrario sminuire ciò che sta raccontando. È importante guardare la vittima negli occhi, adottare un tono di voce pacato, servirsi di un tempo che trasmetta tranquillità e sapersi mettere nei panni della persona che si ha di fronte”.
L’aspetto tecnico-giuridico delle sale di ascolto è stato illustrato dal Maresciallo Maggiore del Comando Provinciale di Salerno Rosaria Benincasa, referente dei reati cosiddetti da Codice Rosso e violenza di genere.
“Le stanze di ascolto sono strumenti fondamentali, pensati come ambienti leggeri per garantire massima serenità alla donna nel racconto. È nostro obiettivo non provocare una vittimizzazione secondaria perciò pratichiamo un’intervista non suggestiva. Le stanze sono dotate di impianto di videoregistrazione, di supporti psicologici soprattutto per i minori. In questi ambienti c’è una particolare attenzione alle persone e alla loro vulnerabilità. Le stanze sono protette, collocate al di fuori degli uffici ordinari. Dunque, l’ascolto protetto, sicuro, il rapporto empatico, pur mantenendo le necessità investigative, è la pratica che contraddistingue il nostro operato”.



