Stop alla caccia della specie pavoncella in Basilicata. A deciderlo con una sentenza è stato il Tar che ha accolto il ricorso dell’associazione “Vittime della Caccia” presentato contro la Regione.

Nel ricorso l’associazione, difesa dall’avvocato Massimo Rizzato, ha chiesto l’annullamento della delibera della Giunta regionale, la 565 del 19 luglio scorso, avente ad oggetto l’adozione del calendario venatorio per la stagione 2021/2022 per quanto riguarda la caccia alla pavoncella, uccello di media grandezza molto diffuso in Italia e in Europa. L’associazione ha sottolineato il fatto che, nonostante le note della Commissione Europea e del Ministero dell’Ambiente di non inserire tali specie nei calendari venatori, la Regione Basilicata lo ha fatto comunque, secondo l’associazione violando gli obblighi internazionali e comunitari. La Regione, intimata, non si è costituita in giudizio.

Per il Tar il ricorso è fondato per le motivazioni esposte. In particolare, nella sentenza viene anche riportato il fatto che la specie pavoncella è stata inserita in un ambito di conservazione degli uccelli che ne vieta la caccia. Tanto da obbligare l’Italia, nell’ambito di un accordo internazionale, ad adottare tutte le misure di conservazione degli uccelli, specie quelli più minacciati.

Per il Tar “la Regione avrebbe dovuto previamente attuare in via amministrativa le azioni necessarie a salvaguardare la pavoncella, mediante l’adozione di un valido piano di gestione”.

E, accogliendo le ragioni esposte dall’associazione, il ricorso è stato accolto con l’annullamento del calendario venatorio della Regione Basilicata 2021/2022 nella parte in cui ha ammesso la pavoncella tra le specie cacciabili. Oltre all’accoglimento del ricorso, il giudice estensore Paolo Mariano e il primo referendario Benedetto Nappi hanno condannato la Regione Basilicata al pagamento delle spese di lite per 1.350 euro.

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