“Assolto perchè il fatto non sussiste”: 6 parole che il 5 luglio dello scorso anno, hanno segnato, parzialmente, la fine di un incubo per il maresciallo dei Carabinieri Giovanni Cunsolo, accusato dell’omicidio preterintenzionale di Massimo Casalnuovo, il ragazzo 22enne, deceduto la sera del 20 Agosto del 2011 a Buonabitacolo, in seguito ai traumi riportati dopo l’impatto con un muretto avvenuto dopo non essersi fermato all’alt dei Carabinieri ad un posto di controllo.

6 parole scritte al termine delle 57 pagine di motivazione della sentenza di primo grado emessa il 5 luglio del 2013 dalla dottoressa Enrichetta Cioffi, al termine del processo celebrato con rito abbreviato presso il tribunale (ora chiuso) di Sala Consilina.

Nelle motivazioni il giudice ripercorre nei minimi dettagli tutta la fase investigativa smontando, sulla base degli elementi raccolti, l’accusa principale mossa nei confronti del maresciallo Cunsolo, ossia quella di aver sferrato un calcio al ciclomotore condotto da Massimo Casalnuovo. Calcio che sarebbe stato sferrato, quando il maresciallo si sarebbe reso conto che il 22enne non si sarebbe fermato al posto di controllo e che poi, gli avrebbe fatto perdere l’equilibrio facendolo finire contro un muretto. I traumi riportati avevano poi causato il decesso.

Nelle motivazioni la dottoressa Cioffi esclude che il maresciallo Cunsolo possa aver dato un calcio al ciclomotore. A tal proposito parla di “incongruenze di assoluta evidenza” perchè ” il Cunsolo – si legge nelle motivazioni – secondo le ipotesi di accusa e come emerso dalle dichiarazioni di un solo testimone avrebbe sferrato il calcio con il piede sinistro; il referto medico a nome del Cunsolo parla di “trauma contusivo caviglia sinistra” e sulla scocca del motorino non sono state trovate tracce del materiale gommoso delle scarpe indossate dall’imputato”.

Conclusioni alle quali il magistrato, giudicando “secondo scienza e coscienza”, è arrivato sulla base dei 35 atti di indagine frutto dell’attività del PM, della difesa e della parte civile.

Ci sarà ora un processo di appello. Sarebbe il caso di attendere l’esito del secondo grado di giudizio rispettando quella che è stata la sentenza di primo grado e, nell’attesa, mettere da parte ogni dietrologia e/o ipotesi di complotto che secondo alcuni sarebbe il frutto di un “patto scellerato” tra potere giudiziario e Arma dei Carabinieri. Ipotesi assurde, che lasciano il tempo che trovano, e che servono solo ad alimentare odio, quell’odio che altro non fa che sporcare la vita di chi lo prova e rovinare la vita di chi lo subisce.

– Erminio Cioffi –


 

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