Non è criminalizzando un’intera categoria che si dà forza a un’inchiesta giornalistica. Ben vengano le denunce a mezzo stampa e tv, sia benedetta la diffusione di immagini, anche forti che, nella loro atrocità, ci restituiscono un fenomeno in tutta la sua orribile verità. Ma non si faccia di tutta l’erba un fascio”.

A dichiararlo è il consigliere regionale Michele Cammarano a seguito di un’inchiesta pubblicata da Animal Equality, organizzazione no profit, con l’aiuto della giornalista e animalista Giulia Innocenzi, dell’ex parlamentare Paolo Bernini e del Garante per i diritti animali Enrico Moriconi.

Dalla Campania fino ad alcune località del Nord, lo stato degli animali, come documentato dalle immagini, sarebbe orribile. Coperte di feci e fango, bufale e bufalini sono trattati come fossero stracci e costretti a vivere in condizioni igieniche tremende. L’inchiesta svela cosa si nasconde dietro alla produzione della mozzarella di bufala, una delle eccellenze del Made in Italy.

Non è giusto per la stragrande maggioranza degli allevatori onesti, che con sacrificio e sudore hanno contribuito e contribuiscono a rilanciare, con i loro prodotti di eccellenza, l’immagine della nostra amata Campania – continua Cammarano – E’ certamente lodevole il lavoro realizzato da Animal Equality. Giova però ricordare, per amore della verità, che vengono replicate immagini già trasmesse due anni fa su alcune delle principali emittenti nazionali, compresa la tv di Stato. Così come è opportuno ricordare che è stato anche grazie a quelle sequenze che immortalano la crudeltà di sedicenti allevatori, oltre alle segnalazioni e alle puntuali denunce delle associazioni animaliste, che sono scaturite indagini della magistratura che hanno portato alla chiusura di aziende nelle quali venivano riservati trattamenti disumani nei confronti delle bufale. Operazioni che abbiamo sempre accolto con un plauso. Punire i pochi disonesti serve a tutelare i tantissimi allevatori onesti. Ed è solo grazie a questi ultimi che la nostra mozzarella di bufala costituisce da anni una risorsa fondamentale per l’economia della nostra terra”.

Demonizzare un intero comparto, oltre a non rappresentare la verità, rischia di produrre luoghi comuni retorici e controproducenti. A Giulia Innocenzi – conclude il consigliere regionale – oggi dico che la ringrazio per la sua opera di instancabile denuncia giornalistica. E non è certo in un’aula di tribunale che mi auguro di incontrarla. Auspico, piuttosto, di poterla accompagnare nel percorso di realizzazione di una nuova inchiesta grazie alla quale, oltre a scoprire eventuali nuove realtà da denunciare e far chiudere, mettere in luce anche la parte sana del comparto campano dell’allevamento”.

– Claudia Monaco –

 

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