In merito alla vicenda di alcune infezioni registrate di recente nell’ospedale di Eboli giungono i chiarimenti del dottor Mario Minervini, Direttore Sanitario del presidio ospedaliero, che comunica i risultati negativi per Acinetobacter baumanii e Clostridium difficile dei prelievi straordinari di monitoraggio microbiologico effettuati dall’Eurolab Srl il 18 settembre presso la Rianimazione e il 21 settembre presso l’U.O.C. di Medicina Generale e i risultati negativi dei prelievi ordinari eseguiti nelle aree critiche relativi al mese di luglio scorso.

Minervini, inoltre, rende noto che attualmente, nei suddetti reparti, è stata ripristinata la regolare attività di ricovero e assistenza.

In accordo con la Responsabile aziendale della Sicurezza dei pazienti e gestione Rischio Clinico, sono state adottate tempestivamente le precauzioni standard, le precauzioni da contatto e l’isolamento spaziale/cohorting dei pazienti di tali reparti – spiega – ma, nonostante tali procedure, in Medicina sulle superfici del ‘letto paziente 1 stanza 5’ è stata rilevata la presenza di Anaerobi solfito riduttori (Clostridium perfrigens) in quantità < 0,4 UFC/cm2 (v.n. 0,013-0,7). Si precisa, infine, citando i dati della letteratura scientifica, che le infezioni da A. baumannii, patogeno opportunista, rappresentano circa l’80% delle infezioni da Acinetobacter e si verificano in pazienti ospedalizzati e/o con gravi patologie (Rianimazioni); il Clostridium difficile, che vive come commensale nell’apparato intestinale, è causa frequente in ambiente ospedaliero (Geriatrie) di infezioni nei pazienti immunodepressi e/o defedati, sottoposti a terapie antibiotiche-chemioterapiche-immunosoppressive e con ripetuti ricoveri in strutture sanitarie“.

Una persona anziana ricoverata in ospedale, affetta da Clostridium ed altre patologie, è deceduta nei giorni scorsi. Altri due pazienti sono stati isolati perchè hanno contratto un batterio.

Secondo il Direttore Minervini, dunque, “le infezioni da Clostridium denunciate sono da interpretare come comunitarie per 1 caso e come nosocomiali negli altri 2 casi, che si sarebbero presumibilmente contagiati in ospedale (entro le 72 ore dal ricovero), ma la cui gestione nel setting assistenziale è stata realizzata secondo i protocolli previsti“.

– Chiara Di Miele –

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