– Lettera alla redazione – del Prof. Rocco Cimino

Un ruolo fondamentale nell’educazione dei giovani spetta, è inutile nasconderlo, alla famiglia. Il Calò osserva che “la famiglia non può più educare con l’istinto, col sentimento, con le consuetudini e le abitudini ma deve conoscere situazioni e problemi e non solo quelli della psicologia e dell’educazione del bambino e del fanciullo, ma quelli della società“.

La famiglia oggi è in grado di educare i giovani ad essere soggetti responsabili? I fatti di cui veniamo a conoscenza o di cui siamo testimoni sembrano mettere sotto accusa proprio il ruolo della famiglia, ovviamente fatte le dovute eccezioni. Ci sconcerta e ci addolora constatare come molti giovani si ribellano con inusitata scostumatezza ai rimproveri degli insegnanti, spalleggiati molte volte dalle famiglie, procurando, così facendo, enormi danni allo sviluppo armonico della loro personalità. Alcuni giovani dai comportamenti che assumono alla guida della propria macchina denotano mancanza di rispetto per il codice stradale, immaturità comportamentale, disprezzo per la propria vita e di quella degli altri.

Molti sostengono che le strade del Vallo di Diano di notte sono diventate delle piste da corsa dove i giovani mettono alla prova la loro valenza di provetti piloti. E se ciò è a conoscenza di molti, non si può fare nulla per evitare che ciò accada? Mi chiedo, ci sono dei sistemi educativi per rendere i giovani più responsabili nella guida? Servono pene più severe per chi infrange il Codice della Strada?

Ma non tralasciamo la strada più difficile che è quella dell’educazione, del recupero dei valori che oggi sono derisi e calpestati. Rendiamo anche le strade più sicure potenziando le pattuglie di Polizia, controlliamo il manto stradale a volte sconnesso e pieno di buche che costituiscono un serio pericolo per l’incolumità delle persone. I genitori educhino i propri figli al rispetto degli adulti, delle regole, della vita altrui. Noto con sommo rincrescimento che molti genitori sono inclini a giustificare comportamenti dei figli che sono da considerare abominevoli. I figli vanno rimproverati quando commettono degli sbagli, punto. Non si possono definire bravi ragazzi coloro i quali seviziano con crudeltà inaudita un quattordicenne. Ciò sta a significare che non si percepisce la gravità dell’accaduto, vuol dire che è venuta meno la percezione di ciò che è lecito e di ciò che è illecito. E la mamma che giustifica il figlio non lo aiuta, pensa di amarlo ma non lo ama.

Dico con molta franchezza che mi preoccupa non tanto l’universo giovanile, ma mi angoscia e mi fa paura il mondo degli adulti, che è diventato amorale. Quindi in questa società malata chi deve essere educato è l’adulto. I ragazzi educati e studiosi sono definiti con sarcasmo “secchioni” o addirittura disadattati. Ciò ci deve far riflettere molto e atteggiamenti spavaldi e da bulli sono addirittura incoraggiati da alcuni genitori. Allora, se vogliamo salvarci, tutte le istituzioni devono con umiltà e sacrificio porsi seriamente il problema dell’educazione giovanile. Non è possibile più aspettare.

– Prof. Rocco Cimino –


 

2 Commenti

  1. franco antonazzo says:

    quelle che vengono definite sinergie sono in questo momento fondamentali se vogliamo dare un senso vero ed efficace alla costruzione di valori morali ai nostri giovani. vuol dire che le agenzie educative devono camminare insieme tenendo ben presente lo scopo finale che è quello di creare una sensibilità emozionale e un senso di vita per questi ragazzi che sono spiazzati dal comportamento spesso non convergente fra istituzioni,famiglia,scuola. dobbiamo tutti,senza timore,ma con fermezza riuscire anche a saper dire ai nostri ragazzi i NO CHE AIUTANO A CRESCERE.

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