Rinviati a giudizio l’ex sindaco di Eboli, Massimo Cariello, l’ex vicesindaco Cosimo Pio Di Benedetto e gli ex assessori Ennio Ginetti, Vito De Caro, Matilde Saja, Angela Lamonica, Lazzaro Lenza e Maria Sueva Manzione. L’accusa è quella di aver affidato la Casa del Pellegrino ad una clinica privata e per questo motivo sono stati denunciati da don Enzo Caponigro, ex rettore del Santuario di San Cosma e Damiano.

L’udienza preliminare si è tenuta ieri nel Tribunale di Salerno dinanzi al gup Pellegrino. Come si legge su “La Città di Salerno“, l’ex sindaco e la Giunta sono accusati di abuso d’ufficio in concorso. A processo anche l’avvocato Angela Innocente ed il presidente della società cooperativa Nuova Ises, Tullio Gaeta. Prosciolti i consiglieri comunali coinvolti nella vicenda, Fausto Vecchio, Gianmaria Sgritta, Luigi Guarracino, Emilio Masala, Giuseppe Piegari, Rosa Altieri, Pierluigi Merola, Vittorio Bonavoglia, Mario Domini, Filomena Rosamilia, Giancarlo Presutto, Vincenzo Marchesano, Giuseppe La Brocca e Santo Venerando Fido .

Don Enzo Caponigro si rivolse all’Anac e all’Unione europea quando Cariello e gli altri affidarono il bene pubblico ad una clinica privata. L’indagine parte da una delibera di Consiglio comunale del 12 dicembre 2016 che, secondo la pubblica accusa, nascondeva un atto di gestione e affidava in forma diretta la struttura comunale del Centro Polifunzionale dei Santi Cosma e Damiano alla società cooperativa Ises, posta in liquidazione coatta, e che si era trasformata nella società cooperativa Nuova Ises. Il tutto, secondo l’accusa, avvenne su istigazione di Angela Innocente, commissario liquidatore della vecchia società, e di Tullio Gaeta, presidente del CdA. L’affidamento consentì alla coop di trasferire i malati residenziali da un condominio privato nella Casa del Pellegrino, ma la società era priva dell’accreditamento regionale e la struttura comunale aveva un’altra destinazione.

Un’operazione illecita, secondo il pm, che non teneva conto della destinazione dell’immobile e che intendeva procurare un indebito arricchimento per Gaeta. Il tutto senza una procedura ad evidenza pubblica. In una successiva delibera di Giunta venne poi stabilito un canone di soli 10.000 euro mensili che costituì, secondo l’accusa, un altro indebito arricchimento per Angela Innocente e Tullio Gaeta. 

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