Sant’Angelo a Fasanella: Adescavano minorenni su Facebook per rapporti sessuali. Condannata “casalinga pedofila”. Al via il processo per l’amica

























Gli arresti, lo scorso novembre, fecero scalpore: due donne di Sant’Angelo a Fasanella finirono ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale su minori, per alcuni rapporti con adolescenti tra i 13 e i 15 anni che venivano adescati su Facebook e iniziati al sesso.

Ieri una delle due protagoniste, una 29enne sposata di origini toscane, è stata condannata a due anni e mezzo al termine di un rito abbreviato, che consente lo sconto di pena. Lo riporta il quotidiano La Città di Salerno.

Il giudice dell’udienza preliminare Sergio De Luca – si legge sul quotidiano – l’ha riconosciuta colpevole di abuso sessuale su un ragazzino che all’epoca non aveva ancora compiuto 14 anni e che lei avrebbe condotto nella sua abitazione approfittando della temporanea assenza del marito. Quella casa, secondo la ricostruzione del sostituto procuatore Elena Guarino, era messa a disposizione pure di una sua amica, una 27enne del posto finita anche lei agli arresti e per la quale è stato disposto il processo con giudizio immediato, ritenendo gli elementi di prova così evidenti da renderne superflua la valutazione in un’udienza preliminare, che solo in teoria avrebbe potuto condurre a un’archiviazione.







L’inchiesta partì dalla denuncia di una madre.La donna raccontò ai carabinieri le sue perplessità sui comportamenti del figlio, che da qualche tempo aveva iniziato a dimostrare un profondo disinteresse per gli studi e si allontanava da casa anche in orari notturni, senza un motivo plausibile e senza avvisare i genitori.Madre e padre avevano quindi iniziato a controllarlo, verificando i suoi spostamenti e leggendo i messaggi che scambiava su Facebook. Fu proprio dalle tracce lasciate sul social network che emerse ciò che stava accadendo.

I genitori trovarono infatti alcuni i messaggi a sfondo sessuale scambiati con una donna e fu poi lo stesso adolescente, incalzato dalle domande, a raccontare tutto, spiegando che era stato adescato e convinto a rapporti sessuali. Aggiunse che non era il solo, perché nella vicenda era coinvolto anche un suo amico, e pare che ve ne fossero di altri, le cui famiglie hanno però preferito non sporgere denuncia.

Nel provvedimento che dispose gli arresti il giudice delle indagini preliminari parlò di «donne incapaci di tenere a freno i propri istinti sessuali». Nell’interrogatorio di garanzia la 27enne fu l’unica a parlare, mentre l’amica, difesa dall’avvocato Domenico Di Napoli, preferì avvalersi della facoltà di non rispondere. Ieri per lei è arrivata la condanna.

– Fonte Clemy De Maio – La Città di Salerno –


 































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