https://farm8.staticflickr.com/7561/15713309399_aae52c5241_z.jpgSi chiama “grooming” (dall’inglese ‘to groom’ = curare) ed è un reato. Quello di adescamento di minori in rete, introdotto grazie alla legge 172/2012 di ratifica della Convenzione di Lanzarote che, inserendo nel nostro Codice Penale l’art. 609-undecies, contempla questa ipotesi delittuosa. A riguardo Ondanews ha compiuto un’indagine onlinepochi giorni fa, dai risultati preoccupanti, mentre ieri pomeriggio se ne è discusso nella Sala Bottiglieri di Palazzo Sant’Agostino a Salerno nel corso di un convegno organizzato dalla Provincia di Salerno, dall’A.M.I. (Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani) – Sezione di Salerno e da SOS Vittima ONLUS.

Dopo i saluti dell’avvocato Silverio Sica, Presidente della Camera Penale di Salerno e di Pasquale Mangoni, Presidente Onorario della Corte di Cassazione, ad aprire i lavori, moderati dal Presidente A.M.I. Salerno Claudio Sansò, è stata l’avvocato Benedetta Sirignano, responsabile dell’Ufficio Legale nazionale “SOS Vittima ONLUS”, addentrandosi nelle caratteristiche del reato di “grooming”. Presente al tavolo anche l’on. Edmondo Cirielli, che ha ricordato la forte attenzione e la sensibilità dello Stato verso i diritti del minore. Di protezione della vittima, di educazione all’uso del mezzo di comunicazione e di prevenzione ha invece parlato Pasquale Andria, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Salerno. Si è poi trattato l’aspetto prettamente giurisprudenziale del reato insieme al Procuratore della Repubblica del Tribunale per i Minorenni di Salerno Antonio Frasso, che ha sottolineato i tempi troppo brevi di prescrizione (3 anni) e l’impossibilità di emettere misure cautelari e interdittive e al Sostituto Procuratore della D.D.A. di Salerno Vincenzo Montemurro, che ha posto l’accento sulle investigazioni in materia di adescamento online.

Esistono dei profili di responsabilità per un genitore che lascia per ore suo figlio davanti al pc? Si può parlare in questo caso di maltrattamenti in famiglia?”  i quesiti posti dall’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dell’A.M.I. Nazionale, che più volte ha sottolineato la carenza di una “cultura della vittima“.

La chiusura dei lavori è toccata all’ospite d’eccezione, la criminologa Roberta Bruzzone, che ha tracciato i profili della vittima (tra 11 e 16 anni, con problematiche relazionali e familiari) e dell’adescatore (quasi sempre senza precedenti penali di “grooming”). “Questa è una tipologia di reato subdola, che trova troppo spesso collaborazione da parte della vittima – ha spiegato la psicologa forense – In questo istante migliaia di adolescenti sono ad un passo dall’incontro con l’adescatore. Insegnamogli che i lupi cattivi esistono“.

– Chiara Di Miele – 


 

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