Alla vigilia della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre, la Festa dell’Infanzia ha scelto di chiudere le proprie attività con un confronto sulla violenza di genere. Ieri mattina l’Istituto di Istruzione Superiore “Pomponio Leto” ha accolto interessanti testimonianze dell’argentina Mirta Acevedo, Presidente dell’Organizzazione Non Governativa “Donne in pace per la pace” (ONG Mujeres en paz de paz, Argentina) con un lungo excursus sulle modalità di approccio al problema della violenza. “Circolazione della parola – ha tuonato Mirta – perché solo attraverso un continuo dialogo si tirano fuori dai bambini e dalle donne le conseguenze della brutalità domestica, spezzando la catena che spinge la violenza a generare altra violenza”.

Un lavoro che inizia nelle scuole come ci ha ricordato la dirigente scolastica dell’Istituto di formazione docenti n°1 di Buenos Aires, Isabel Masione evidenziando che il nodo fondamentale rimane la formazione degli insegnanti per dotare loro di strumenti adeguati. “Abbiamo avuto nei nostri laboratori una bambina vittima di abusi da parte del padre biologico e dello zio” ci ha raccontato Graziela Gonzales, insegnante della scuola elementare 4 di Avellaneda, tuttavia orgogliosa del lavoro fatto per trasformare la scuola in un ambiente sicuro per le vittime.

“Comunicazione” è stato anche l’imperativo che ha caratterizzato l’intervento della docente dell’Università di Salerno, Rosa Maria Grillo, venuta a raccontare dell’esperienza dell’OGEPO, l’Osservatorio Interdipartimentale per gli Studi di Genere e le Pari Opportunità che porta avanti un lavoro di divulgazione. Tra i tanti progetti: a fine mese la consegna di una laurea ad memoriam ad Antonella Russo, giovane studentessa dell’Università di Salerno vittima della violenza da parte del compagno della madre.

Nel confronto tra culture, Maria Gallo di Intercultura Vallo di Diano individua un altro valido strumento per la lotta alla violenza di genere, perché “conoscendo culture diverse si ha maggiore consapevolezza dei limiti e dei pregi della propria”.

– Tania Tamburro – 


 


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