
Nell’omelia il Vescovo originario di Sant’Arsenio ha citato un verso che sintetizza questa scelta: “Il giusto per fede vivrà” (Rm 1,17).
“A trentadue anni da quella terribile mattina del 19 marzo 1994, ci ritroviamo raccolti nella chiesa in cui avvenne il tremendo atto omicida che colpì a morte il sacerdote don Peppe Diana – ha spiegato il Monsignore -. Il ritrovarci ogni anno intorno a questo altare, alla stessa ora in cui la gelida, indecifrabile prepotenza di un uomo puntò un’arma contro il nostro fratello e sparò una mortale successione di colpi, non è una semplice cerimonia commemorativa, ma è il segno della nostra convinta adesione alla vocazione, all’invito ad essere, insieme, i membri di un popolo nuovo, di un’umanità nuova che guarda con tutta la propria speranza a Cristo Signore”.
La Diocesi di Aversa, con l’associazione “Familiari ed amici di don Peppe Diana”, raccogliendo i voti e il pensiero di numerose altre realtà associative e di tanti singoli fedeli e amici, ha avviato dunque l’iter utile ad iniziare un’inchiesta diocesana.
La comunità spera in “un’efficace possibilità di conoscere l’intensa spiritualità che ha animato la vita sacerdotale del confratello e la testimonianza finale di fedeltà alla sua vocazione a seguire e ad essere con Cristo, partecipe della sua carità” ha detto Monsignor Spinillo nell’omelia.
Nel ricordare don Peppe Diana, Padre Spinillo ha attinto dai fatti di cronaca recenti: “Questo parlare della guerra, anzi delle guerre presenti nel mondo, non è una digressione, non è un pensiero che ci allontana dalla nostra realtà. Al contrario è il riconoscere che ciò che causa tante terribili guerre e distruzioni nel mondo è ciò che si realizza spesso anche nel più piccolo ambito del nostro vivere quotidiano, in questa nostra terra. È ciò che, nel corso degli anni troppe volte ha sparso sangue sulle strade e nelle case dei nostri paesi, è ciò che il 19 marzo 1994 insanguinò anche il pavimento di questa chiesa chiamando il sacerdote don Peppe Diana al sacrificio di fedeltà al suo sacerdozio. È ciò che temiamo possa ripresentarsi e, forse, già intravediamo nel risorgere di forme di intimidazione e di prepotenze, di illegalità e di abusi. È ciò che ancora ci preoccupa nel vedere e nel sentire linguaggi violenti e minacciosi, ancora storie di maltrattamenti delle persone e di sfruttamento delle istituzioni per interessi e fini privati”.




