Venezuela in ginocchio, una situazione di sangue e morte vista dagli occhi di una ragazza di origini padulesi





























Valeria A. Scocozza è una ragazza di 18 anni che vive a Caracas con la sua famiglia originaria di Padula. Ha paura di tutto ciò che sta succedendo attorno a lei, del sangue che bagna le strade della sua città. Ha voglia di parlare, è un fiume in piena: “Non avete idea di ciò che stiamo vivendo, parlatene, aiutateci. Organizzate qualcosa in Italia che faccia capire che siete con noi, che non siamo soli. Dallo scorso 12 febbraio, qui in Venezuela c’è la guerra civile, ma il mondo sta in silenzio e resta a guardare”.

“Gli studenti continuano ogni giorno a protestare con tanto coraggio – continua Valeria – tanti sono stati uccisi dai poliziotti e molti vengono feriti a forza di manganellate. La polizia spara contro gli edifici. L’opposizione vuole le dimissioni di Nicolas Maduro: abbiamo manifestato in piazza per una settimana con il nostro leader Leopoldo Lopez, mentre la polizia sparava contro di noi. I media stanno in silenzio, l’unico mezzo per tenerci informati della situazione sono Twitter e i media internazionali.  Nicolas Maduro chiede “pace”… ma è solo ironia.  Vogliamo le dimissioni di Nicolas Maduro, perché dopo la morte di Chavez, c’è stato solo terrore, insicurezza, corruzione, inflazione, disoccupazione, violenza e morte: così ci fa vivere Maduro. Tutto questo deve finire”.

“Dobbiamo stare in fila per avere cibo e beni di prima necessità – sottolinea – Le università e gli ospedali sono chiusi o stanno chiudendo, anche la scuola che frequento io. Abbiamo paura di lasciare le nostre case, perché ci possono uccidere. Non possiamo mostrare cellulari per strada né niente altro, perché i ladri possono rubare e arrivare ad ucciderti. Non possiamo andare sulle nostre belle spiagge, non possiamo muoverci, abbiamo paura della violenza e di morire. Questa non è più vita. Siamo governati da Raul Castro, che gestisce Maduro come vuole. Ci sono tanti cubani ora nel Venezuela”.





Valeria conclude pensando al resto della sua famiglia in Italia: “Ora proverò a chiamare i miei parenti a Padula. Il Venezuela ha bisogno di voi, facciamo pressione insieme sulle ambasciate venezuelane in tutti i Paesi. Esprimete il vostro aiuto attraverso manifestazioni pacifiche, non fate finta di niente. Tutti i media internazionali devono parlare dell’orrore in cui viviamo. Ci sentiamo abbandonati, ma ho fiducia. Con l’aiuto di tutti voi, sono sicura che potremo tornare ad una vita normale, a vivere con serenità con le nostre famiglie”. Valeria ci invia anche delle foto: “Così vedete tutti che si può morire da un momento all’altro”.

– Filomena Chiappardo –

manifestazione a caracas strada caracas


 

























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