Riforma del Credito Cooperativo. Valentino Di Brizzi: “Favoreggiamento del fenomeno dell’usura”



































“Ganasce all’economia e favoreggiamento del fenomeno dell’usura”.

Sono queste le parole che in estrema sintesi raccolgono il pensiero preoccupato di Valentino Di Brizzi, Presidente dell’Associazione Imprenditori Vallo di Diano e del Confidi Vallo di Diano che commenta i primi effetti della Riforma del Credito Cooperativo. 

“Il tessuto economico italiano così come quello sociale – spiega Di Brizzi – si fonda quasi esclusivamente sulle piccole e medie imprese che costituiscono, secondo i dati presentati dall’ISTAT nel rapporto 2018, circa il 95% del settore imprenditoriale con le oltre 4 milioni di microimprese presenti sul territorio nazionale. Ugualmente è dato oggettivo che gran parte delle piccole, piccolissime e medie imprese che insistono in Italia hanno trovato, negli ultimi 20 anni o anche da prima, riferimento e sostegno nelle cosiddette banche locali che, grazie al loro carattere di territorialità, si sono distinte nella concessione di finanziamenti ed agevolazioni ad imprese (ma anche a famiglie) riconoscendone importanza e capacità personali e riuscendo, in questo modo, a ridurre i rischi legandoli, appunto, ad una dimensione territoriale. Nel territorio a sud di Salerno, ad esempio, l’esperienza maturata da ormai quasi 20 anni con il Confidi Vallo di Diano che nacque in un momento in cui le grandi banche presenti avevano ristretto notevolmente  l’attività di finanziamento alle imprese (anticipando quello che oggi sta accadendo alle BCC) con l’intento di agevolare l’accesso al credito e di combattere il fenomeno dell’usura è stata possibile grazie soprattutto al supporto delle BCC locali che sono state sempre al nostro fianco ed a fianco delle imprese nostre associate”.







“Il nostro impegno – prosegue Valentino Di Brizzi – ha prodotto, nel nostro territorio, notevoli risultati portando ad abbattere il fenomeno usura che sembrava smantellato ma che in realtà era solo assopito. Oggi, però, la riforma del credito cooperativo ha letteralmente cancellato il senso stesso delle BCC asfaltandone le caratteristiche di mutualità e territorialità e privandole, di fatto, dell’operatività e della flessibilità con cui operavano a fianco di imprese e famiglie del territorio di competenza e che trovava forza e fondamento soprattutto nel diretto e proficuo rapporto banca-cliente, capace, negli anni di dare vita ad esperienze di supporto, consulenza ed assistenza alle imprese, riuscendo a creare grandi opportunità e finanche avendo la libertà di decidere di investire in idee ed in rinnovamento. Le BCC, con questa riforma scellerata, hanno assunto le caratteristiche di Banche Nazionali”.

Condivido, dunque, a pieno – continua Di Brizzi – il pensiero dell’amico Michele Albanese, Direttore Generale della Banca Monte Pruno che, nel suo scritto inviato ai rappresentanti del Governo Italiano, ha evidenziato come con queste nuove disposizioni ed obblighi imposti con l’entrata in vigore della Riforma delle BCC diventa oneroso e complicato concedere credito alle imprese. È un problema che danneggia le aziende del Sud, ma non solo, visto che tante sono anche le banche del Nord che hanno dato sostegno all’attività d’impresa di quei territori. In un momento in cui si tenta con grosso sacrificio di riavviare e potenziare il tessuto imprenditoriale, a Sud anche con iniziative di finanziamento mirate, come si pensa di poter riuscire nell’intento? Paralizzando l’ultimo baluardo amico delle piccole e medie imprese quali sono le BCC? Chi ha pensato a questa riforma ha davvero conoscenza del ruolo svolto sui territori dalle Banche di Credito Cooperativo? E in ultimo mi chiedo: Chi ha pensato a questa riforma ha anche immaginato quali potevano essere le forme di credito alternativo a cui sarebbero stati costretti a rivolgersi i piccoli imprenditori e gli artigiani per mandare avanti le loro attività? Ha immaginato o anche solo ipotizzato che la piccola difficoltà momentanea, spesso tamponata dalle banche locali, oggi possa indurre a rivolgersi al vicino di casa o all’amico che poi, magari, potrebbe non rivelarsi tanto amico?”.

“Credo proprio di no – conclude Di Brizzi – Oppure devo pensare che, invece, questa volontà a demandare ogni potere decisionale ad organi sovranazionali abbia un fine che porterà nel tempo a smantellare tutto il sistema economico italiano. In fondo, basta guardarsi intorno per capire che è proprio quello che sta succedendo. Io, però, non credo che questa direzione possa essere effettivamente quella giusta!”.

– Claudia Monaco –


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