Resto o vado via? La storia di Michele di Montesano: “Praga e la mia voglia di lavorare!”



















“Vado via!” La storia di Michele Stefano, trentenne di Montesano sulla Marcellana, è un viaggio nelle motivazioni reali che spingono i giovani italiani all’estero. Michele lavora in una multinazionale, occupandosi di consulenza informatica alle aziende e vive all’estero da circa 4 anni. Tra l’altro, ha scelto una città, più nota per le vacanze che per la ricerca di un lavoro: Praga. La vera sorpresa è stata scoprire che la capitale ceca è una realtà in crescita, che offre molte opportunità per i ragazzi.

 

  • D. – Perché sei andato via dall’Italia?

R. – “La risposta a questa domanda penso sia abbastanza scontata e scommetto l’avrai sentita spesso: per le opportunità che mi sono state offerte. Dopo la sudata laurea, come tutti, ho cominciato a mandare curriculum a destra e a manca (ne avrò mandati oltre un centinaio!) ed il numero di risposte ricevute è stato molto vicino allo zero. Mi sentivo particolarmente “snobbato”, quindi ho cominciato a provare con aziende al di fuori dell’Italia dove le cose sono totalmente diverse. Non ti nascondo che il fatto di continuare ad essere a carico dei miei genitori era un qualcosa che mi avviliva molto, mi sentivo privato della mia dignità di persona”






 

  • D.C’è un motivo particolare che ti ha spinto a scegliere Praga? E com’è cambiata la tua vita in questi anni rispetto a quando stavi in Italia?

R. – “Più che a Praga, inizialmente, avevo pensato di andare a Brno (è la seconda città della Repubblica Ceca) in quanto era lì che, durante il periodo universitario, ero stato per il progetto Erasmus.  Questa preziosa esperienza mi ha permesso di espandere i miei orizzonti e di confrontarmi con altre realtà che non pensavo nemmeno esistessero. Alla fine, però, ho scelto Praga per le maggiori opportunità che offriva, ma anche perché è una città bellissima.  La mia vita è cambiata moltissimo qui, in quanto ho dovuto adattarmi ad una cultura completamente diversa. Cosa più importante, però, è che questo cambiamento mi ha ridato indietro la mia dignità di persona che pensavo aver perso”

 

  • D. – Attualmente, la situazione economica e lavorativa di Praga è molto lontana da quella italiana?

R. – “Nonostante non sia una superpotenza economica, nè tantomeno una nazione ricca, in Repubblica Ceca la situazione non è così male. Ci sono molte opportunità di lavoro e, specialmente a Praga, la disoccupazione sembra essere inesistente, soprattutto se paragonata alla mia zona nativa. Sfogliando le pagine dei vari siti di aziende specializzate nella ricerca di lavoro, infatti, si trovano sempre decine di nuove inserzioni tutti i giorni. C’é maggiore “mobilità” del lavoro insomma! Senza parlare la lingua ceca, chiaramente, le opportunità sono più ristrette, ma nonostante ciò non mancano mai, specialmente nelle aziende multinazionali che offrono supporto commerciale e/o IT. Ironicamente, a differenza di quanto succede in Italia, le caratteristiche maggiormente richieste in un candidato non sono attestati e master, bensì la conoscenza delle lingue e la voglia di imparare”

 

  • D.Hai conosciuto molti italiani che come te si sono trasferiti a Praga? E quale tratto comune hai riscontrato nelle loro storie?

R. – “La comunità italiana a Praga è particolarmente nutrita, penso conti intorno alle 8-10000 persone di tutte le età e di tutte le regioni. Molte persone che conosco si sono trasferite qui negli ultimi 5 o 6 anni e, a differenza di quanto si potrebbe immaginare, sono provenienti principalmente dalle regioni settentrionali. Le ragioni che hanno spinto la maggior parte di loro a trasferirsi qui è stata, analogamente a quanto è accaduto a me, un’offerta di lavoro, mentre altri sono stati spinti da relazioni sentimentali con persone del luogo”

 

  • D.Quali sono le professionalità che sono maggiormente competitive sul mercato del lavoro in Repubblica Ceca e cosa consigli a chi vuole trasferirsi all’estero?

michele stefano montesanoR. – “Le professionalità più richieste in Repubblica Ceca sono le più svariate, ma sono molto legate alla conoscenza delle lingua. Conoscere l’italiano, com’è facilmente immaginabile, non serve a niente, ma l’ausilio della lingua inglese apre diversi orizzonti, soprattutto, come dicevo in precedenza, in multinazionali che offrono consulenze informatiche e commerciali. Molto ricercati ed apprezzati sono i candidati che ad italiano ed inglese riescono ad abbinare anche il tedesco. Penso sia superfluo aggiungere che la conoscenza delle lingue deve essere medio-alta, sia parlata che scritta, in quanto rappresenta parte fondamentale del lavoro quotidiano”

 

  • D.Torniamo all’Italia. Cosa pensi dei giovani che tra mille difficoltà decidono di restare comunque nel loro paese?

R. – “Penso che questo vada chiesto soprattutto a chi resta. Dal mio modesto punto di vista penso che le ragioni siano molto soggettive e non sia possibile generalizzare. Principalmente, credo sia legato alla caratteristica intrinseca dell’italiano ad essere remissivo ai cambiamenti. Fare le valigie ed andare via senza guardarsi indietro non è una cosa facile. Per me è stato molto difficile, nonostante credo di essere cresciuto con una mentalità più cosmopolita rispetto ai miei coetanei”

 

  • D.Come vedi l’Italia oggi? Segui le notizie italiane?

R. – “Come tutte le persone italiane intorno a me, siamo molto interessati alla situazione italiana. La nostra fonte principale di notizie è chiaramente il web e le pagine dei principali quotidiani. Per quanto mi riguarda, seguo molto le pagine dei quotidiani locali, principalmente quelli che seguono il Vallo di Diano e dintorni”

 

  • D. – Cosa ti manca più dell’Italia e soprattutto in futuro pensi di ritornare?

R. – “Questa domanda mi viene fatta molto spesso dai miei colleghi non italiani e la mia risposta è sempre la stessa: famiglia, sole, mare e cibo. La parte relativa alla famiglia è quantomeno scontata, come quella relativa al cibo, ma stando lontano ho imparato ad apprezzare quelle piccole cose che avevo sempre dato per scontate come può esserlo una mozzarella di bufala fresca! Fortunatamente la maggior parte dei cibi italiani sono disponibili e lo è anche una vera pizza napoletana “certificata”. Per quanto riguarda il clima, qui ho imparato a vivere spesso “sotto zero” in quanto la temperatura media è notevolmente diversa da quella alla quale ero abituato, ma fortunatamente è più secco, quindi, facilmente sopportabile con un abbigliamento appropriato. Un’altra cosa che mi manca dell’Italia sono i sorrisi ed il buonumore; qui purtroppo la cultura è davvero diversa ed è molto raro trovare in negozi, uffici e ristoranti, quella cortesia e gentilezza alle quali ero abituato. “Penso di tornare in Italia?” Se dovessi prendere questa decisione oggi, ti risponderei immediatamente: “Assolutamente no!”, in quanto l’attuale situazione lavorativa, politica ed economica non aiuta a convincermi del contrario, ma chi lo sa, del domani non c’è certezza, quindi…. chi vivrà vedrà!”

– Francesca Caggiano – ondanews –

 

 

























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