Ospedale Sant’Arsenio: morto dopo TSO, la famiglia chiede ulteriori indagini a carico dei medici



































I familiari di Massimiliano Malzone, deceduto lo scorso giugno nel Centro di Igiene Mentale dell’ospedale di Sant’Arsenio dove era ricoverato in regime di TSO, non sono convinti circa la consulenza medico legale secondo cui la morte dell’uomo sarebbe collegata ai farmaci neurolettici assunti in reparto, ma che i medici non avrebbero alcuna colpa.

Come si legge sul quotidiano La Città di Salerno, la famiglia Malzone non è convinta perché non sarebbe stata valutata “la congruità di una tale potente terapia rispetto alla patologia cronica e degenerativa di cui soffriva il Malzone (una paraplegia spastica ereditaria)” e perché dalla cartella clinica estratta all’Unità di salute mentale di Agropoli “si evince l’assenza di alcune pagine (le ultime) relative al periodo immediatamente anteriore al Tso“.

La famiglia di Massimiliano chiede quindi al sostituto procuratore Francesca Fresch di disporre nuove indagini, ascoltando le testimonianze di due medici che possono confermare “la consapevolezza da parte dei medici del reparto di psichiatria di Sant’Arsenio della patologia neurologica cronica“, perchè hanno entrambi curato l’uomo.







Malzone morì dopo dodici giorni di TSO e alla famiglia fu consegnato uno zaino con maglie intime sporche di urina. Per questo fu subito presentata denuncia e dalla relazione del medico legale Adamo Maiese emerse che Massimiliano fu sottoposto a contenzione fisica, ma non continua e mai con il blocco di tutti gli arti. Ora la famiglia chiede di sapere se questo regime possa aver contribuito ad aggravare l’effetto dei farmaci, letali per il proprio caro.

– redazione – 


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