“E’ necessario trovare nuovi modi di vivere” – L’appello del Movimento “Essere Teggianesi”



















– Lettera alla redazione – di Paolo Manzione

Chi, come me, ha pensato di provare se oggi nella nostra Teggiano fosse possibile un risveglio sociale è rimasto deluso.

Chi come me è convinto che il compito principale dell’educazione consiste nel risvegliare le coscienze, oggi nel nostro paese riscontra un parziale fallimento dell’educazione scolastica e di famiglia. Gran parte dei guai che avvengono nella società e in noi stessi sono dovuti al fatto che non si prende coscienza della propria condizione di vita, e di quella degli altri, e non si pensa sufficientemente al nostro destino, o futuro. Il rischio è quello di inventare una generazione che non c’è, di giovani  sospesi, poco sensibili al senso civico, al bene comune, al concetto di responsabilità, di solidarietà.






L’ “Essere Teggianesi”  per me significa un laboratorio di osservazione  della condizione di crescita della nostra gioventù, che si presenta  forse  acculturata, ma egoista nel  pensare ai fatti della comunità, dedicata a curare il proprio orticello nel proprio steccato.

Per mia volontà, non ho partecipato direttamente sul nostro  NG;  ho avuto  essenzialmente un impegno di sostegno alle volontà di chi con grande entusiasmo ha dato vita a questa bella cosa, “ESSERE TEGGIANESI”; chi mi ha dato una profonda convinzione a partecipare  sono stati  il lavoro e la dedizione dimostrati e le belle parole  scritte da Enzo Manzolillo nella presentazione di questo comitato civico:

“Il bene comune è costruito sulla base della capacità antropologica dell’individuo di generare qualcosa di utile per la collettività e non solo per se stesso”

Il movimento è stato  poco seguito da chi doveva e da chi si è lasciato sommergere e trainare dagli eventi quotidiani e dalla convinzione che non possiamo fare niente. Dimenticando  che, in fondo, questa nostra  vita  è una ricerca convinta all’autoconoscenza: eventi, sensazioni, emozioni, desideri e qualsiasi attività partecipativa e mentale sollecitano una nostra reazione, la quale, se ben osservata dal nostro vigile sguardo interiore, ci aiuta a capire dove realmente siamo  e con chi stiamo…

La famiglia, la scuola?  Sono responsabili  entrambi: non ci hanno insegnato a dedicarci a tutto questo, al senso civico di responsabilità verso il paese, ecco perché le istituzioni  sono venute meno, per questo non sono più un riferimento stabile e sicuro.

La conseguenza?  E’ venuta meno l’appartenenza, la qualità per un percorso di competenza verso la cosa pubblica. E’ necessario, quindi, provare a partecipare, trovare nuovi modi di vivere, trovare nuove risposte, dare un senso all’esserci… io ci sono.

Cari ragazzi, se ci si trova in questa  condizione di disagio, ben difficilmente può essere peggio di quanto già non sia. Adoperatevi!  Ne va del vostro futuro…

Paolo Manzione


 























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