Morì sui binari a Capitello nel 2010. Le motivazioni della sentenza sulla morte di Fortunato Calvino

































Per la morte di Fortunato Calvino, avvenuta il 1° settembre 2010 sui binari ferroviari all’altezza di Capitello, sono state condannate due persone ed assolte sette.

Un processo durato quasi otto anni che ha portato, lo scorso aprile, alla pronuncia, da parte del Giudice del Tribunale di Lagonegro, Alfredo Maffei, della sentenza di primo grado. Calvino, operaio di RFI di 35 anni, perse la vita travolto da un carrello mentre lavorava sui binari (erano in corso dei lavori di manutenzione) nei pressi della stazione ferroviaria di Capitello. Il giudice ha condannato Nicola Cobuccio, capo squadra del tronco lavori, di cui faceva parte l’operaio morto, a due anni e sei mesi di reclusione e Antonio Pitta, addetto alla scorta sul carrello a trazione elettrica, a un anno di reclusione oltre alle spese processuali per entrambi (pena sospesa per quest’ultimo).

Sette persone, invece, sono state assolte per non aver commesso il fatto. Si tratta di Mario Caputo, Giovanni Lombardo, Antonio Mantuano, Ernesto Nocentelli, Angiolo Pansardi, Francesco Teofilo e Aldo Vilardo. Nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni della sentenza.






Assolto con la formula più ampia per non aver commesso il fatto Mario Caputo, il conducente che con il carrello ha travolto e ucciso il giovane operaio, difeso dall’avvocato Franco Maldonato. Per il Tribunale, Caputo non avrebbe potuto sapere di trovare operai a sistemare i binari in quanto i lavori erano stati concordati precedentemente.

A Cobuccio viene contestato “di aver cagionato la morte di Calvino e le lesioni ad Ignacchiti perché in qualità di capotecnico del tronco lavoro di Sapri agendo con negligenza, imprudenza ed imperizia e violando le regole aziendali previste dall’Istruzione per la protezione dei cantieri, consentiva l’esecuzione dei lavori sul binario in condizioni di scarsa sicurezza”.

Ad Antonio Pitta, invece, il Giudice ha contestato di “aver omesso di vigilare sull’osservanza degli obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro, e di non aver fornito al conducente della macchina Caputo corrette e puntuali indicazioni sulla presenza degli ostacoli sul binario”.

Il tragico incidente, nel quale rimase gravemente ferito anche Armando Ignanniti, un operaio RFI di Sapri, avvenne il 1° settembre 2010 sulla linea ferroviaria Salerno-Sapri, nel comune di Ispani. I due operai furono investiti da un carrello ferroviario mentre stavano effettuando dei lavori di manutenzione sui binari. Il 35enne napoletano morì sul colpo, mentre il 41enne saprese venne trasferito in gravi condizioni di salute all’ospedale di Sapri.

– Marianna Vallone –

























Commenta la notizia

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*