Lotta ai contratti pirata. Cgil, Cisl e Uil in sinergia con Confindustria contro i sindacati di comodo



















attivo-cisl-uil-cgil8Le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di fare squadra con Confindustria sulla contrattazione sui “contratti pirata” stipulati da sindacati non rappresentativi le sigle. Di questo si è parlato presso la Camera di Commercio di Salerno, nell’attivo dei delegati e delle Rappresentanze Sindacali Unitarie delle sigle confederali.

Con la firma dell’accordo interconfederale abbiamo voluto definire contenuti e linee di indirizzo per rilanciare le relazioni industriali, la contrattazione collettiva, estendendone l’efficacia, e in questo modo, il ruolo delle parti sociali, ponendosi l’obiettivo di contribuire allo sviluppo del Paese in generale e del settore manifatturiero in particolare”, ha dichiarato Gerardo Ceres, segretario generale della Cisl Salerno, presente all’iniziativa con il segretario generale della Uil Campania, Giovanni Sgambati, il segretario generale della Cgil Salerno, Arturo Sessa, e il segretario generale della Uil provinciale, Gerardo Pirone.

Stabilendo procedure di misurazione della rappresentatività delle associazioni – ha continuato Ceres – sia sindacali che datoriali, si aprirà una stagione di contrasto ai ‘contratti pirata’, stipulati da organizzazioni di ‘comodo’, che hanno determinato la lesione di diritti storici dei lavoratori e retribuzioni più basse rispetto ai contratti sottoscritti dalle Federazioni confederali”.






Questo fenomeno, secondo i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, ha determinato condizioni di concorrenza sleale anche nel sistema delle imprese. A conferma degli effetti devastanti prodotti da questi tipi di contratti è intervenuta la circolare numero 3 del 2018 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, che ha sottolineato la necessità  di un’azione ispettiva e sanzionatoria nelle realtà aziendali e settoriali maggiormente esposte.

La provincia di Salerno, specie in alcuni settori – ha concluso Ceres – non è stata immune, nel recente passato, dall’applicazione di tali contratti pirata. L’attivo dei delegati e delle Rappresentanze Sindacali Unitarie di Cgil, Cisl e Uil si è posto l’obiettivo di rilanciare una stagione di contrattazione aziendale imperniata sulle materie dell’organizzazione del lavoro, del recupero di produttività, di forme nuove di welfare contrattuale, di politiche attive al lavoro e al salario ancorato ai risultati, contribuendo al rafforzamento e alla competitività delle singole realtà aziendali e al benessere e alla dignità dei lavoratori interessati”.

– Maria De Paola –























Un commento

  1. La Triplice sempre e solo al servizio del padrone, in cambio di briciole e miserrimi privilegi. A farne le spese di questi assoli filo padronali non sono le burocrazie sindacali, ma solo gli operai e i lavoratori in genere. Basti pensare le reazioni sindacali all’introduzione della legge Fornero, all’obliterazione dell’art. 18 del CCNL, i fantomatici patti bilaterali, l’intromissione decisionale nelle stanze dei consigli di amministrazione di fabbrica (il tanto invocato modello tedesco), l’introduzione del Job Act del loro povero silurato Renzi e, infine, l’immensa precarietà dei 36 mesi prevista da quest’ultima sciagura in termini di riforma delle politiche del lavoro. Fra non molto, questi pellegrini voteranno e faranno passare le limitazioni riguardo alle manifestazione di sciopero, attraverso dispositivi ad hoc non solo in direzione dell’assoluta limitazione, ma anche come estrema forma di contrasto preventivamente concepita per limitare i danni della produzione e dei tempi di recupero previsti dalle commesse o dai contratti industriali. In cambio di cosa? Una maggiore rappresentatività delle sigle sindacali rispetto alle varie fasi di concerto per la contrattazione di II livello o al limitare della loro sconcia adesione dei modelli di lavoro di solo stampo confindustrale? Inoltre, al netto delle dovute differenzazzioni della strutturazione industrale del paese, per lo meno per quelle aere in cui si registra una maggiore concentrazione di produttore e moltiplicatore di PIL, i burocrati sindacali meridionali verso quale parte di sindacato scomodo riflettono e indirizzano questa loro pesante esigenza di celare l’abbassarsi eterno delle brache e di riceverne punteruoli affilati a scapito della loro microscopica, ineluttabile dignità umana? E’ il lavoro la sola ragione di questa assordante prostituzione o la loro incapacità di lottare e di trarre il massimo dagli abbuffini che fedelmente ostentano e incensano? Oppure, oltre a questa defilata qualità intellettuale, la prostazione dipende solo dal fatto che è la loro unica deleteria funzione sociale di fine millennio? Quelli che si sono spenti arduamente per le politiche di ridistribuzione e rispetto delle condizioni di lavoro, abdicando alla loro stessa vita, in questo preciso istante si stanno rivoltanto nei loro sepolcri.
    Un ex sindacalista FIOM che ha potuto sperimentare tutte le malefatte possibili per la presa in giro costante della classe operaia. Dal contrattare la perdita del posto di lavoro a tempo indeterminato alle politiche d’accompagnamento nel mondo del precariato diffuso e senza alcuna uscita.
    Potrei continuare per ore a discernere tutta la poca luce di questi ultimi anni di disimpegno sindacale, travisato da inevitabile e spacciato come ultima spiaggia. L’insensibilità di affrontare un tema cruciale delle politiche sindacali: gli sfruttati somministrati e il ruolo delle agenzie di somministrazione lavoro che possono a ben dire di poter sfruttare a proprio piacimento le condizioni di vita di milioni di lavoratori, i quali non sono soggetti a nessuna tutela ben che meno di quella sindacale. Un elemento che nei prossimi anni decreterà la fine definitiva di questo modello sindacale, vuoi per la morte fisiologica degli iscritti allo SPI (la stragrande maggioranza) e vuoi anche per l’estrema precarietà che la farà sempre più da padrona.

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