La storia di Carlo Curzio, il medico di Polla dei “casi impossibili” vissuto nel 1700 Il dott. Curzio è stato il primo a descrivere e a curare la sclerodermia, una malattia rara esistente ancora oggi



















Lo studio di Carlo Curzio sulla sclerodermia

C’è una storia che pochi conoscono e che per certi aspetti richiama alla memoria le vicende della famosa serie televisiva americana Dr. House, il medico dei casi impossibili. La storia in questione risale alla prima metà del 1700 ed ha come protagonista il dottor Carlo Curzio, medico, filosofo, benefattore e uomo di chiesa, nato nel 1692 a Polla e specializzato nella cura di casi medici “impossibili”.

Carlo, figlio di Andrea Curzio e Angela Molinaro, dopo la laurea in medicina all’università di Napoli ha prestato servizio nella prima metà del 1700 sempre a Napoli presso l’Ospedale degli Incurabili, e ha mantenuto sempre saldo il legame con il suo paese natio. Il medico, laureato anche in filosofia, è stato in assoluto il primo a descrivere e a curare una malattia rara, esistente ancora oggi, la sclerodermia.





I fatti risalgono al 1753 quando il dottor Curzio venne chiamato per curare Patrizia, una ragazza di 17 anni. La pelle della giovane era talmente secca che al tatto sembrava simile alla corteccia di un albero e la malattia aveva colpito anche la lingua tant’è che con il progredire della stessa non riusciva più a parlare ed aveva gravi difficoltà respiratorie.

Il medico pollese riuscì a guarire la ragazza con una terapia, durata 11 mesi, a base di salassi, bagni di vapore e somministrazione orale di piccole dosi di mercurio e siero di latte. Carlo Curzio scrisse un libretto dove riportò i sintomi della malattia e la terapia praticata.

Il suo studio riscosse successo enorme nell’ambiente accademico e nel 1755 venne ripubblicato anche in francese.

A Polla il comune ha dedicato a lui lo spazio antistante la chiesa di San Nicola dei Greci, dove era stato battezzato e a Napoli all’ingresso degli Incurabili è stata apposta una lapide marmorea in sua memoria.

– Erminio Cioffi –


 

















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