L'EDITORIALE Novembre 2010 - Onda News

POEcheSIA di Paola Testaferrata

“La pioggia sull’Italia”

 

Taci.

Sul suolo d’Italia

non odo sagge parole,

odo promesse con brutto odore.

Ascolta.

Piove sulle frane

Sui nostri pensieri di ieri

e su quelli di domani

Piove sui fiumi arginati con cemento

Piove sui monti disboscati e non dal vento

Piove sulle case

senza tetto e senza vani.

Piove sugli altari,

sulle tombe dei nostri cari.

Piove sulle ministre calde e sulle minestre fredde,

sui politici potenti e su quelli assenti,

che voce non hanno se non per lamenti.

Piove sulle baracche dell’Ottanta e

su chi ignaro ancora canta.

Piove sul Veneto che non si vanta.

Piove sulla fiera costiera,

sulle rovine di Pompei.

Piove sul Vesuvio che erutterà

e sulle belle ville sulle sue pendici.

Piove sulle suore e sulle meretrici.

Piove sulle scuole, sulle aule affollate

di alunni assonnati con menti addormentate.

Piove sulle strade dissestate

non solo in inverno, ma anche in estate.

Piove sui mutui e sugli strozzini,

sui soldi che vanno verso isole lontane.

Piove sulle speranze vane

dei precari abbandonati,

sulle persone strane

e sui bimbi mai nati.

Piove su chi lotta per un diritto,

su chi non sa come pagare l’affitto.

Piove sulle chiese chiuse

e sulle ville aperte.

Piove su chi è contento di queste situazioni

Su chi ha votato onesti ed imbroglioni.

Piove sulla tv che urla e non dice nulla

sul silenzio che tace con troppo rancore.

Piove sui bambini nella culla,

su quelli in attesa di nascere da troppe ore.

La pioggia cade sulla solitaria lordura

con un crepitio che da anni ormai dura.

E immersi noi siamo

nella melma italiana

d’inutile morte viviamo.

Piove sul corpo dell’impiccato

dai servizi sociali abbandonato.

Piove su chi sale sul tetto del palazzo

per dire a tutti il suo disprezzo.

Piove su questo mondo strano

su me che mi sento italiano.

Piove sulle barzellette cretine,

sui consigli non richiesti,

sulle ignude veline,

sui preti poco mesti.

Piove sugli sconosciuti stranieri

e sui nostri stipendi leggeri,

su chi è malato e su chi è sano,

sui tristi pensieri

che l’anima schiude...

sulla favola bella

che ieri

m‘illuse, che oggi t’illude,

o Italiano.

Urla.

Sul suolo d’Italia non odo sagge parole.

Muti, tacciono i morti.

Tu

urla,

se hai qualcosa nel cuore.

L'Editoriale di Rocco Colombo

Delitti impuniti : Vassallo,
Di Gloria, Petrosino...



Si allunga la schiera. Tanti, troppi, i delitti impuniti nel Cilento e nel Vallo di Diano.
Fra questi quello del sindaco di Pollica Angelo Vassallo.
Sono passati due mesi dalla sua orribile morte e ancora non c’è traccia alcuna  del suo assassino, o dei suoi assassini.
All’indomani della sua morte, avvenuta nella notte  tra il 5 ed il 6 settembre scorso, il giornalista-scrittore Roberto Saviano, in un articolo comparso su “La Repubblica” scriveva
:“Angelo Vassallo rischia di morire per un giorno soltanto e di essere subito dimenticato”.
Parole profetiche, quelle di Saviano. Evidentemente si può morire anche per un solo giorno. E poi essere dimenticati.
Non per quanto Vassallo ha fatto, non per la sua famiglia, non per i suoi amici o per la sua gente,bensì dalle istituzioni. 
La domanda è : Si può essere ammazzati senza che l’assassino venga mai scoperto e assicurato alla giustizia? E’ mai possibile tutto questo? Due mesi di indagine ancora non sono sufficienti per dare un volto a chi si è macchiato di un crimine così efferato? 
Si allunga la schiera.
Sei mesi fa toccò ad un pensionato dell’ospedale di Polla, Nicola La Gloria di 61 anni essere ammazzato in una maniera orrenda.
Non si è ancora capito, a distanza di sei mesi, se il suo volto fu sfigurato a causa di uno scotennamento o dal fondo di un’autovettura che lo travolse più volte,  probabilmente ancora vivo. Una morte orribile, di cui, ancora oggi, non se ne sa assolutamente niente.
E la  lista continua...
Il 29 dicembre scorso un anziano pensionato di Montesano sulla Marcellana di 80 anni,   Pasquale Petrosino, fu vittima di una feroce aggressione assieme alla moglie Rosa Perruolo,  subita ad opera di persone che non sono state ancora identificate.
Morì dopo un paio di giorni presso il reparto di rianimazione dell’ospedale “San Luca”  di Vallo della Lucania presso cui era stato trasferito, dopo un primo ricovero presso l’ospedale di Polla a causa delle tante  botte ricevute.
Neanche in questo caso mai nessuno è stato fermato, ancora nessuno conosce la verità.
E’ possibile che ciò accada?  E’ possibile ammazzare e rimanere impuniti?  E’ così facile? 
Domande inquietanti e senza risposta.
E’ dura a pensarci, ma è dura ancora di più pensare che  se questo  è accaduto,  potrà ancora accadere.

L’editoriale di Rocco Colombo

Vallo di Diano : terra di suicidi?

 

Qualcosa non va. In 15 giorni due persone, avevano più o meno la stessa età, uno 42, l’altro 43 anni, hanno deciso di togliersi la vita.
Sono solo gli ultimi casi di suicidio registrati in questa parte della provincia salernitana, una zona “apparentemente” tranquilla, “isola felice” e olograficamente  agiata.
Due suicidi in due comuni confinanti del Vallo di Diano: Teggiano e San Rufo. Ultimi di una lunga, lunghissima serie.
Da anni, ormai, si assiste, inermi e forse anche impassibili a questa mattanza. Di chi è la colpa? Di tutti o forse di nessuno.  
E’ vero, Il suicidio è da sempre concepito come una rapida  soluzione a tutti i problemi che affliggono l’ esistenza. È una pratica molto diffusa sin dall'inizio dell'umanità , su cui tante parole sono state spese e su cui, evidentemente, è difficile intervenire.  
Quali le cause? Probabilmente sono tante e diverse, l’una dall’altra.
Si muore  per indifferenza, per mancanza di aiuti, forse anche per amore, per tristezza, per rabbia, per paura, per noia.  Sicuramente perché si è soli.
E soli si può essere anche stando in mezzo alla gente, in mezzo al frastuono, in mezzo al casino.
A chi rivolgersi in casi come questi?
Nessuno lo sa. Telefono amico, il vicino di casa, tuo padre, tua madre, la Chiesa, l’amico.  Qualcosa non va.
O forse sono tante le cose che non vanno. Quando uno decide di togliersi la vita è una sconfitta per tutti. Per la scuola, la società, per famiglia, per la fede, per l’essenza stessa della vita. Non si può morire così, non è giusto morire così.
La media di suicidi, da queste parti, è elevatissima. Qualcosa dev’esser fatta. Qualcosa si dovrà fare.
Una volta, trent’anni fa, o forse quaranta, i medici parlavano di più con i loro assistiti, i preti andavano nelle case a bere un bicchiere di vino con i loro  parrocchiani, i motivi per incontrarsi erano tanti. Ora non ci si incontra più.
Si è a contatto con il mondo, ma sempre da soli. Anche i medici sono cambiati. Anche i preti sono cambiati. Servizi sociali? Manco a parlarne! Globalizzati e contenti? Macchè!
Certo, anche trenta o quarant’anni fa, ogni tanto, si veniva a sapere che qualcuno si era tolto la vita. Diventava oggetto di discussione per serate intere intorno al fuoco in tutte le famiglie.
Ora manco ci si ferma un attimo per riflettere. Neanche un battito d’ali. Si è velocizzato anche il dolore. Si guarda avanti, si corre e si sgomita.
No, qualcosa proprio non va.