Il Sud che produce “società onorate” ed esporta – di Franco Iorio



























ondanewsLettera alla Redazione – di Franco Iorio

A dare conto ai report e ai dati percentuali depressivi sul Pil nelle nostre Regioni calcolati dallo Svimez, l’Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno, c’è da disperarsi.
Sono quattro anni che i consumi calano, il lavoro manca, si e no una giovane donna su quattro è occupata, gli uomini giovani e meno giovani vanno via, si svuotano i paesi, avanti a noi si profila il fantasma della disertificazione delle attività e dei servizi. Crollano gli investimenti e la crisi incide anche sui consumi alimentari delle famiglie, mentre quelle poche piccole e medie industrie chiudono o non riescono a programmare strategie competitive in grado di confrontarsi con l’internazionalizzazione economica.
Il colpo finale l’hanno dato le manovre finanziarie e la “spending review”. Per mangiare rimane solo la via del lavoro in nero o l’agricoltura, unica data in crescita. Eppure non tutto è perduto, qualcosa vivaddio la produciamo, anzi produciamo in grande e portiamo su altre piazze: siamo gli unici al Sud che realizziamo ed esportiamo “organizzazioni associative” e “strutture persuasive” invadendo i mercati del Nord. Le “produzioni” di eccellenza del nostro Meridione sono “Mafia”, “Camorra” e “Ndrangheta”, settori redditizi nei quali è stato raggiunto un livello altissimo di capacità e competenza. Esportiamo queste “professionalità” verso lidi più adeguati alle loro applicazioni, meglio, alle loro variegate possibilità esplicative.
Capisco l’incredulità e non manca chi dubita. Basta però dare un’occhiata alle prossime elezioni amministrative di domenica 26 maggio per avere un quadro della presenza delle associazioni citate. Dunque, su 705 Comuni che andranno al voto, ben 175 sono quelli commissariati, dei quali 31 sciolti per infiltrazioni criminali, mentre 530 rinnovano i Consigli per scadenza quinquennale. E però l’anomalia, la singolarità è che i Comuni “mafiosi” sono al Nord, nelle Regioni dove si vive meglio e le possibilità di “coinvolgimento” sono più allettanti. Prendiamo per esempio la Liguria, Nord-Ovest dello stivale, capoluogo Genova, città dell’ex comico oggi cantore e ispiratore della nuova politica del “Vaffa” interpretata dai piccoli “grilli” e da un movimento che si ferma a contare “cinque stelle”.
Fermiamoci a Bordighera, provincia di Imperia, dove il Consiglio è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2011 e nel quale l’onnipresente Vittorio Sgarbi si propone all’assessorato alla cultura, naturalmente. Il critico d’arte si affretta a dire che ancora “…ci sono dei mafiosi, ma non c’è più potere di riferimento”, per cui occorre “combattere i singoli mafiosi non come mafia, ma come criminali”. Sarà, ma non è diverso dalla condizione di Salemi, dove Sgarbi è stato Sindaco, sciolto per “inquinamento mafioso” al pari del Comune di Pagani nella nostra Provincia, di Gragnano nel napoletano, di Bova Marina e di Platì in Calabria e di Leinì nel torinese. Ecco, il pensiero va alle profetiche parole di Giuseppe Mazzini prima dell’unità: “L’Italia sarà quel che il Mezzogiorno sarà”. Appunto. Non sempre e non ovunque i Consigli Comunali vengono sciolti perché non sono stati capaci o in grado di approvare il bilancio finanziario dell’Ente, in presenza di problemi che non offrono la possibilità di assicurare i servizi essenziali alle rispettive cittadinanze. Certo, non è facile oggi chiudere un bilancio in pareggio senza tormentare la popolazione chiedendo sacrifici e generose compartecipazioni. Ecco allora la presenza efficiente di Mafia, Camorra e Ndrangheta, abili ed esperte a “risolvere” i problemi degli enti locali in crisi. Si dà il caso però che certe condizioni comunali si imbattano in una Anna Maria Cancellieri che le cose le vede diversamente da un Roberto Maroni e allora il club dei Comuni commissariati si incrementa, si espande, diventa “cosa nostra”.
Come pensare che il vercellese, in quel Piemonte dove “Su le dentate scintillanti vette, / salta il camoscio, tuona la valanga…” potesse sorpassare e vincere Avellino per nove a otto nel numero di Comuni commissariati per infiltrazioni mafiose e in regime di amministrazione controllata? Eppure il miracolo si è realizzato attraverso quel fenomeno riconducibile allo scambio e alla compenetrazione di culture, di interessi, di profitti, di associazione a delinquere. Ecco, allora, dimostrata la produttività di questo nostro Sud fatto di gente che comunque si “arrangia”, si ingegna ed emerge sempre e ovunque. Basta trovare il terreno fertile, l’area da lottizzare e la gente “creativa”. Penso a Roberto Maroni, ex Ministro del governo Pdl&LegaNord, che vanta le tante battaglie vinte qui al Sud contro “Mafia”, “Camorra” e “Ndrangheta”, mentre gli sfuggiva che le “onorate società” invadevano il suo Nord. Si vota anche qui nel nostro Vallo di Diano, ma è cosa ben diversa. In un Comune si va al rinnovo per semplice scadenza quinquennale, anche se con la cosmesi gattopardesca gabellata per «rinnovamento». Conosciamo i “rottamatori” che dormono con “Il Principe” machiavelliano sotto il cuscino e sappiamo la loro filosofia politica: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Infatti. Nell’altro Comune, commissariato ma per “dialettica” politica, c’è il nuovo che avanza, l’usato sicuro: quattro liste per poco più di 5300 anime offrono la dimostrazione di una società sfilacciata, un tessuto sociale smagliato, disorientato. Non è dissimile dal primo Comune, ma l’importante è vestire panni nuovi, cambiare qualche aggettivo modernizzando l’espressione e …promettere qualcosa di più. Il popolo, si sa, ama sempre il romanzo e il ciarlatano.

Franco Iorio

































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