Farmacia 3.0 – La dieta crash funziona ma può far male Rubrica a cura del dott. Alberto Di Muria

































dieta (1)I ricercatori dell’Università di Oxford hanno indagato con la risonanza magnetica la distribuzione del grasso a livello addominale, epatico e cardiaco i, alle quali per otto settimane è stata fatta seguire una dieta con un introito energetico giornaliero compreso tra 600 e 800 chilocalorie. I controlli sono stati effettuati in tre diversi momenti: all’inizio dello studio, dopo una e otto settimane.

Si tratta della cosiddetta “crash diet”, ovvero una dieta “schianto”, nel senso che può ridurre in maniera drastica le curve del corpo. Le diete di questo tipo sono basate quasi esclusivamente sul ricorso ai pasti sostitutivi: barrette o bevande. In questo modo si prova a fornire tutti i nutrienti necessari, riducendo però in maniera drastica l’apporto di energia all’organismo. Tant’è che, soprattutto se si ha di fronte un paziente gravemente obeso con un indice di massa corporea superiore a 40, sono spesso consigliate, perché i benefici in termini di perdita di peso spesso ci sono, anche se poi occorre evitare che nel tempo i chili smaltiti vengano riacquisiti.

I benefici in termini di riduzione della massa grassa sono apparsi subito evidenti. Già dopo una settimana, infatti, il grasso totale, quello viscerale e quello epatico avevano subìto drastiche riduzioni: rispettivamente del 6, dell’11 e del 42 per cento. Tutto ciò accompagnato da una migliore risposta delle cellule all’insulina e da livelli ridotti di colesterolo totale, trigliceridi, zuccheri e pressione sanguigna. Risposte che indicano un miglioramento complessivo del profilo metabolico di questi pazienti. Il problema è che però anche la componente di grasso che avvolge il cuore, e che ha sia funzione energetica sia di cuscinetto, è risultata quasi dimezzata. Un aspetto che è stato associato a una riduzione della funzionalità cardiaca: a partire dalla capacità di pompare il sangue in tutto il corpo attraverso le arterie. Risultati analoghi, ma di minore portata, sono stati osservati allo scadere delle otto settimane.






Alla luce di quanto scoperto, quindi, estrema cautela deve essere posta nell’usare questo tipo di dieta, soprattutto nei confronti di chi soffre già di cuore.

Bibliografia: www.repubblica.it – www.lastampa.it – www.pressreader.com


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