Curiosità storiche valdianesi. Epocale successo della festa medievale a Teggiano





































La 25^ edizione della manifestazione intitolata “Alla tavola della principessa Costanza”, svoltasi come sempre nel centro storico di Teggiano nei giorni 11, 12 e 13 agosto, ha riscosso un successo strepitoso per la partecipazione di innumerevoli visitatori accorsi da ogni parte della Campania. E’ stato un tripudio di cortei storici, di tamburi e trombe squillanti, di tavole imbandite con la degustazione di piatti tipici della tradizione locale approntati nelle cosiddette taverne, ed infine con il fantasmagorico assalto al castello aragonese che troneggia in fondo alla piazza del paese. Di questo successo va dato atto ovviamente alla Pro Loco di Teggiano, presieduta dall’avvocato Biagio Matera.

Non c’è dubbio che ormai questa manifestazione è fra le più notevoli della nostra regione. Ed è quindi utile ricordare ai nostri lettori come essa è nata: cosa, questa, agevole a dirsi, essendone stato il sottoscritto l’inventore.

Ebbene essa all’inizio, nel primo anno di vita, fu semplicemente una sagra gastronomica modulata su quella che si svolgeva nella vicina Caggiano. Ma il successo fu lusinghiero, al punto che io mi avvicinai all’amico professore Elio Cantelmi, allora presidente della Pro Loco di Teggiano e gli feci la proposta di trasformare la sagra in festa storica medievale. L’idea fu accettata con entusiasmo ed io approntai la struttura della manifestazione, con i seguenti passaggi: il riferimento alla visita a Diano (l’antico nome di Teggiano) del principe Antonello Sanseverino con la consorte Costanza da Montefeltro; la composizione del corteo storico con i nomi dei personaggi nobiliari presi da documenti e libri della fine del Quattrocento; il testo della voce recitante che illustrava ciò che stava accadendo, e perfino la composizione (parole e musica) di un madrigale rivolto alla principessa e cantato dall’amico professore Enrico Coiro. Alla prova dei fatti il successo fu inevitabile, dando così inizio alla trionfale marcia del suddetto venticinquesimo.




Per oltre un decennio nel depliant della festa era inserita la dicitura “Consulenza storica del Prof. Arturo Didier”. Poi col tempo la citazione scomparve. Niente di male. Nei processi storici vige da sempre una legge ingiusta quanto implacabile: quando un’opera letteraria, una canzone o un evento qualsiasi ottengono grande successo, il popolo se ne impossessa, la fa sua e col tempo tralascia di citarne l’autore. E così è accaduto anche con la “Tavola della principessa Costanza”. Pazienza, a me questo accade da oltre mezzo secolo per tutto ciò che riguarda la storia ed il patrimonio artistico di Teggiano. Saccheggi e scopiazzature dei miei scritti sono stati e sono ancora all’ordine del giorno. Ma non importa. In altri tempi lo studioso era geloso delle sue cognizioni e delle sue opere mentre oggi, al contrario, è felice di essere stato utile alla comunità.

Ma, ritornando alla “Tavola della principessa Costanza”, c’è di più. Recentemente in questa rubrica di curiosità storiche valdianesi ho pubblicato, com’è noto, una scheda in cui, avvalendomi di un documento tratto da un manoscritto dell’Archivio Diocesano di Teggiano (intitolato “Antichi privilegi della Città di Diano”), ho potuto affermare che il racconto della visita di Antonello Sanseverino e della principessa Costanza ha un fondamento storico: il Comune di Diano (unico fra quelli della provincia di Salerno) aveva il privilegio di accogliere i principi Sanseverino per qualche giorno durante l’estate. Di qui la verità storica che è alla base della suddetta manifestazione culturale e gastronomica.

– Arturo Didier –


FONTE: P. Natella, “I Sanseverino di Masico, una terra, un regno”. Mercato Sanseverino, 1980.





























Un commento

  1. ANTONIO IMPROTA says:

    Gent.mo professore non sapevo che Lei fosse stato l’ideatore dell’evento e me ne congratulo. La seguo sempre con piacere sulle pagine di questo notiziario. Credo però sia una perdita per tutti non averLa ancora come consulente della Festa. Infatti alcune annotazioni “storiche” sarebbero da rivedere come per esempio il fatto che si pubblicizzino (anche nella brochure) le pietanze come medioevali, cosa che ovviamente non è (e non solo per la presenza dei sughi di pomodoro), sarebbe infatti più corretto parlare di ” degustazione di piatti tipici della tradizione locale “, come Lei scrive nella sua nota. Ciò non toglie che la Festa, oltre che ben riuscita e ben organizzata, ha contribuito (e non poco) a far conoscere Teggiano e le sue ricchezze storiche e culturali. Cordialmente La saluto. Antonio Improta (pediatra napoletano, ormai da quasi trentanni “teggianese di adozione”).

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